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Teatro
VIVA LA RADIO ! NETWORK – MOLTO RUMORE PER NULLA DI W. SHAKESPEARE (Giulia Greco,Roma) PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulia Greco - Roma   

VIVA LA RADIO ! NETWORK – MOLTO RUMORE PER NULLA DI W. SHAKESPEARE (Giulia Greco,Roma)

“Finito il gioco della guerra, gli uomini cedono alla tentazione di giocare agli Dei...”.

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È da questa frase di Loredana Scaramella, ovvero traduttrice e adattatrice insieme a Mauro Santopietro, regista e attrice dello spettacolo Molto rumore per nulla di William Shakespeare, in scena fino al 22 agosto al Globe Theatre di Villa Borghese, da cui, secondo me, si deve partire per trovare la chiave interpretativa sia del testo che del registro stesso adottato nella piéce.

 

Si tratta del gioco più difficile in cui un uomo si possa trovare. Nessuna regola e il percorso obbligato dei giocatori diventa un labirinto costruito dalle circostanze, dal destino,dalla razionalità strategica e spesso infima.

 

È questo il caso della rappresentazione dove le vite dei giovani protagonisti vengono manovrate come burattini, tra le mani perverse e vendicative di Don Juan (Lino Musella) che, con la complicità del servo Borracio (Alessandro Federico) cercherà di sabotare nel nascere l’amore tra Ero (Mimosa Campironi), figlia del buono , Leonato (Daniele Griggio) e Claudio (Fausto Cabra) per soddisfare il suo innato, rancore nei confronti del fratello Don Pedro (Federigo Ceci).

 

Come in un groviglio intrecciato da fili di odio e di lucida malvagità, le situazioni continuano così ad essere intessute volontariamente in un evolversi continuo di equivoci e spiate sapientemente organizzate. Il gomitolo di falsità e amore potrà essere sciolto solo pagando a caro prezzo il disonore della pubblica vergogna.

 

La raffinata e puntuale regia di Loredana Scaramella,  procede su due orizzonti che viaggiano su due strade parallele; quella del magico, del fantastico, che regnano protagonisti in molte delle scene dello spettacolo e che vivono in un’atmosfera onirica, svelandone in pieno la loro rarefatta intensità. Prima fra tutte la scena di Claudio che piange la “presunta” morte di Ero al cimitero e ne canta l’epitaffio funebre.La suggestiva immagine della giovane sull’altalena, dolcemente e maternamente dondolare dalla nutrice Orsola (Paola Giannetti) tra uno spazio e un tempo sospesi.

E la strada, non meno vibrante, del concreto, del viscerale, della guerra e della vita, a dare maggiore incisività e credibilità dagli attori sempre attenti ai loro movimenti sul palco.

L’energia dei personaggi è contagiosa e sembra avvolgere in tutta la sua forza e la sua acrobaticità lo spettatore. Specialmente il ruolo di Beatrice (Loredana Scaramella) dà vita ad un personaggio esilarante e fresco, che infonde sin dalle sue prime battute ilarità e sense of humour ma che la porterà a piangere per il torto inflitto alla cugina, o in preda a sofferenze amorose per Benedetto (Mauro Santopietro).

In questa “danza frenetica e trascinante” spiccano preponderanti in tutta la loro veracità e istrionicità i colorati personaggi delle guardie (Federico Tolardo e Taiyo Yamanouchi), capeggiati dal poliedrico Carlo Ragone che, con misura e astuzia riescono a dare allo spettacolo sferzate di estrema comicità.

 

La regia sposa a trecentosessanta gradi la scelta di consegnare alla musica eseguita dal vivo dal Trio William Kemp, un ruolo decisivo e determinante; è lei, infatti, a incantare l’aria del palcoscenico tra note vivaci e ritmi coinvolgenti tratti dalla pizzica salentina.

In uno spettacolo in cui davvero “nulla” è affidato al caso e di cui il “rumore” risuona fino alla fine  nelle teste e nelle anime degli osservatori.

Giulia Greco

 

 

 

 
VIVA LA RADIO! NETWORK - JHON MALKOVICH IN “THE INFERNAL COMEDY” (Angela Rabazzi, Milano) PDF Stampa E-mail
Scritto da Angela Rabazzi   

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Jhon Malkovich… un mostro sacro del cinema e del teatro internazionale, straordinario interprete e con marchiato addosso il fascino ambiguo del cattivo. Torna a Prato cinque, sei volte l’anno a dispetto della “Fuga di cervelli” si è innamorato della Toscana e sta dando vita ad un progetto creativo, ma anche pratico, con l’Opificio JM.

Malkovich è un uomo particolare, antidivo, si innamorato del teatro a 13 anni andando a vedere “Our town” Di Thorton Wilder. Un amore che segue un filone tutto particolare di scelte che lo porta oggi sulle tavole, con un monologo ambiguo e affascinante: “The infernal comedy”. Confessioni di un assassino.

La storia estremamente attuale, estrapolata dalle lettere Di Jack Unterweger, è quella di  un serial killer di donne, scrittore, giornalista, intellettuale, controverso ed affascinante.

Malkovich è assolutamente inconsueto, potente e ironico, a tratti leggero come una piuma, nella sua interpretazione tutta in inglese, dal lontano accento austriaco.

Tema  attuale nella bollente estate italiana lo stolking. Omicidi di giovani donne, molestate e sfinite dalle attenzioni e dalla violenza dei loro uomini, le stesse storia che hanno riempito le cronache dei giornali.  

Un parallelismo casuale con le vittime indifese di Unterweger, le indifese giovani donne uccise in quest’estate 2010. Malkovich trasmette una sensazione apparentemente involontario, di un uomo che forse non riesce a cogliere la gravità definitiva dei suoi gesti, delle sue ripetute violenze. Jack Unterweger ha ucciso 11 donne nella sua escalation criminale.

Ecco Malkovich,pantaloni a scacchi e conversine, uno stile casual ma molto efficace, è  molto calmo, rilassato e puntuale. All’interno del suo atelier, Malkovich si muove in modo singolare e lento con l’aria di chi si occupa con cura delle persone che gli sono intorno.

1)Quanto tempo impiega per vestirsi?

Circa 1 minuto

2)Perché Prato?

Mi sono innamorato di questo posto 10 anni fa, un amore consolidato con la conoscenza di Riccardo Rami, mi sono innamorato del suo studio ed è nata una collaborazione, prima per la linea maschile e ora per l’OpificioJM

3)The Infernal Comedy è uno spettacolo molto forte. La storia di uno spietato assassino, un dongiovanni , uno scrittore che ha diviso l’Austria, amato e odiato, come si spiega tanto seguito?

Il fascino ambiguo ha molta presa sulla gente. Qualcuno si immedesima. Il suo vero talento era usare il suo fascino per ottenere ciò che voleva. Forse a volte anche noi vorremmo comportarci in modo terribile, ma non lo facciamo e ci chiediamo perché. Qualcun’altro si è chiesto forse: “perché non è toccato a me”. Si è sentito sollevato nel non   essere una delle sue vittime. Non è inconsueto che killer e rapitori esercitino del fascino sulle loro vittime.

4)Un fascino che certamente ha influenzato molto l’Austria

Unterweger era affascinante, ossessionante, infantile. Tramite le lettere sul palco piano, piano si scopre veramente chi era. Diventando famoso, lasciando emergere quelle qualità nascoste che la vita gli aveva sottratto, lui rappresenta il risveglio dell’Austria. Per questo forse ha mosso così tante personalità e coscienze. Ogni popolo è diverso, gli americani sono diversi dagli europei,  abbiamo un aspetto diverso, così ci sono posti dove le persone fanno cose mostruose e altri dove questo non è possibile, le reazioni sono diverse. Ma alla fine si coglie anche una certa tendenza al pentimento, questo aspetto mi ha affascinato.

5)Perché interpreta sempre cattivi?

In realtà ho interpretato di tutto nella vita, in 90 film. Sono stato artista, re, sacerdote buono e cattivo.

6)Cosa vi ha portato a mettere in scena proprio la storia di Jack Unterweger?

C’erano altre storie in ballo, ma poi questa è stata la prescelta. Era la più adatta

7)La musica in questa rappresentazione è di notevole importanza per coinvolgere ancora di più lo spettatore?

La musica è stata pensata ancora prima della storia e la storia costruita sopra.  Per gli spettatori Italiani è certamente ancora più importante, perché possono capire anche la parte cantata, il coinvolgimento è al massimo.

8) Atene, Parigi, Bilbao, Amburgo, Istambul e tante altre città come ha reagito il pubblico nelle diverse parti del mondo di fronte ad uno spettacolo recitato in inglese?

Ci sono state differenze, ma credo siano più che altro differenze tecniche, sulla rapidità dei sottotitoli o sul loro posizionamento.

9)Interpreterebbe un film sul mostro di Firenze?

In realtà potrei interpretare qualunque cosa fosse ben scritta. Qualunque cosa mi piacesse a prescindere dal soggetto.

10)Che film vorrebbe interpretare allora?

La storia di Filippo Lippi e Lucrezia Buti. In realtà Antony Minghella aveva già scritto la sceneggiatura prima di morire. Sì. Quello mi piacerebbe molto.

11)Quali sono i suoi posti preferiti quando è a Prato?

L’atelier di Riccardo Rami e il “King’s pub”

Appuntamento il sei settembre al palazzo dei congressi di Taormina con “The Infernal Comedy” ultima tappa Italiana.

Angela Rabazzi - Milano

 
VIVA LA RADIO!NETWORK - HARD CANDY LA REALTA' DI UNA FOLLIA - (Laviania Sarchi - Milano) PDF Stampa E-mail
Scritto da Lavinia Sarchi - Milano   
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Dopo repliche, applausi scroscianti, tutto esaurito, lo spettacolo teatrale Hard Candy è giunto al termine.

Ai nostri microfoni il pluripremiato regista Corrado d'Elia, che nonostante la giovane età vanta un curriculum di altissimo livello. Fondatore  ed ideatore  del  circuito " Teatri Possibili " e direttore del Teatro Libero, ha siglato il successo per il teatro la sceneggiatura del film  Brian Nelson Hard Candy.

La vicenda prende spunto da un fatto realmente accaduto in Giappone, ove un gruppo di ragazzine adescava in chat uomini maturi per poi torturarli. Il mondo della pedofilia rovesciato? Beh forse, ma la verità è che non c'è mai chi è vittima al 100% e chi totalmente carnefice, secondo clichè stabiliti. Per questo Corrado d'Elia indaga e porta in scena queste due facce della stessa medaglia: la 14enne Hayley apparentemente candida e che gioca a fare Cappuccetto Rosso e Jeff, l'affascinante fotografo di moda 35enne, pedofilo e vittima del suo stesso gioco. Si incontrano in casa dell'uomo dopo essersi conosciuti in una chat....

Le tante facce della verità e i loro punti di vista si alternano continuamente, presentando allo spettatore ora una giovane ragazzina che parla come una donna, ora una pazza vendicativa che tortura fisicamente e psicologicamente l'uomo per vendicare le vittime dei pedofili. E Jeff è veramente un pedofilo, un fotografo che adesca le modelle come le sue vittime o il povero torturato caduto in mano ad una squilibrata? Il mostro e la bambina, Cappuccetto Rosso e il lupo o il contrario?

Lo spettatore assiste a questa alternanza e a questo gioco pericoloso, a questa follia, accompagnata dalla nenia ossessiva di un carillon, rimanendo incredulo, stupito e colpito dallo spettacolo ma con una certezza: la piena riuscita della performance.

 

Lavinia Sarchi - Milano
 
VIVA LA RADIO! NETWORK - WALTER PAGLIARO TORNA SULLA SCENA CON ALCESTI MON AMOUR (Barbara Cadoni - C PDF Stampa E-mail
Scritto da Barbara Cadoni - Cagliari   

 

 

ALCESTI MON AMOUR da Alcesti di Euripide
Produzione: Associazione culturale Gianni Santuccio
Regia e drammaturgia: Walter Pagliaro
Traduzione: Filippo Amoroso
Interpreti: Micaela Esdra, Luigi Ottoni, Maria Locchi, Diego Florio
Musiche: Germano Mazzocchetti

E' densa di appuntamenti la XXVIII edizione del festival "La notte dei poeti", manifestazione organizzata dal Cedac Sardegna che dal 14 al 29 luglio porta sulla scena cagliaritana una serie di spettacoli dedicati al teatro greco ma non solo. Sede degli spettacoli il Teatro civico di Castello che dispone di una sala all'aperto e dell'atmosfera suggestiva tipica del centro storico di Cagliari. Numerosi gli incontri organizzati in concomitanza con la manifestazione sempre legati all'arte, al teatro e alla musica, notevoli le presentazioni degli spettacoli tenute dai registi, ai quali è stato possibile assistere nei centri culturali più importanti delle strette vie del centro storico cittadino.
Noi di Viva la Radio! Network abbiamo scelto, come sempre, di vedere lo spettacolo "Alcesti mon amour" e di seguire l'incontro con il regista Walter Pagliaro, considerandolo un momento emblematico dell'intera manifestazione. Dopo due anni di essenza Pagliaro torna sulla scena con la tragedia euripidea più antica Alcesti. E' uno spettacolo che porta in se molti anni di studio e anche per questo motivo è capace di mostrarci tutta la sua carica innovativa, senza che la storia originale venga stravolta. Infatti già dalle prime battute appare chiara l'intenzione di conservare con rispetto, la tradizione drammaturgica dell'opera. In scena, due attori Diego Florio e Maria Lochi che vestono stabilmente i panni del "coro", mentre gli altri due Micaela Esdra e Luigi Ottoni impersonano i restanti personaggi della tragedia da Admeto ad Alcesti, da Eracle ad Apollo, da Thanatos al padre di Admeto. Ma questo rispetto della tradizione si accompagna senza fratture al moderno, sia nel modo di presentare l'opera sia in quello di interpretarla. Il centro della rappresentazione è vicino al pubblico con un tavolo adiacente la prima fila e i gli attori entrano in scena passando tra il pubblico. Il palco c'è ed è facente parte di una scenografia "congiunta" con la platea e diventa palcoscenico solo in alcuni momenti salienti dello spettacolo. Ciò che però colpisce sono due aspetti molto importanti per l'economia complessiva dell'opera: le maschere e i costumi. Walter Pagliaro ritorna all'uso della tradizionale maschera teatrale, ma è una maschera inusuale, grottesca e colorata. E'una maschera di lattice quella indossata dagli attori, dissonante rispetto alla scenografia, che però si sposa perfettamente con uno stile recitativo classico ed allo stesso tempo estremamente attuale, mentre i costumi, di semplice tela, sembrano ricordare la povertà delle divise da lavoro. Momento culminante dello spettacolo è l'irruzione in scena di Eracle, armato di piatti da orchestra, eroe maschile della storia, che dopo una lotta con Thanatos, riesce a riportare in vita Alcesti, eroina femminile che aveva sacrificato la sua vita per salvare quella del marito, Admeto, destinato alla morte. Walter Pagliaro crede fermamente nell'importanza degli insegnamenti e degli esempi di vita che i classici greci ci hanno lasciato e la realtà di ciò vive in questa rappresentazione unica per il suo genere.

Barbara Cadoni-Cagliari

 
VIVALARADIO!NETWORK - IL TEATRO IMPOSSIBILE PRESENTA VEDERE CON I SUONI- (Barbara Cadoni-Cagliari) PDF Stampa E-mail
Scritto da Barbara Cadoni - Cagliari   

 

 

 

 

VEDERE CON I SUONI-NAUTILUS (liberamente ispirato a Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne)

 

Testo: Elio Turno Arthemalle

Collaborazione al testo: Felice Colucci

Regia: Elio Turno Arthemalle

Attori: Rossella Faa, Cristina Maccioni, Elio Turno Arthemalle, Alessandro Valentini, Massimo Zordan e gli allievi del Teatro Impossibile.

Musica: Rossella Faa

Chitarra: Giacomo Deiana

Voce: Rossella Faa

Fonico: Claudio Biolchini

 

 

Elio Turno Arthemalle sorprende il pubblico cagliaritano con “Vedere i suoni”, primo esperimento italiano di radio-teatro, andato in scena al Palazzo Regio di Cagliari. E’ un progetto nato sulla base del radiodramma classico, che per decenni ha tenuto compagnia alla famiglie di tutto il mondo. Ma non ci si limita a questo. Il progetto è stato realizzato in cooperazione con alcune associazione di non vedenti che hanno aiutato Elio e i suoi a creare uno spettacolo teatrale decisamente fuori dagli schemi. Si tratta di un lavoro che sovverte le regole del teatro classico, ma che allo stesso tempo rimane teatro, bello, coinvolgente e soprattutto ben recitato. Gli attori diventano quasi degli speaker radiofonici che, muniti di cuffie e microfono producono direttamente sul palco i rumori che andranno a fare da necessario corollario alla “scena”. E sempre sulla linea della sovversione, il pubblico diventa “cieco”, è bendato e può solo ascoltare e immaginare i fatti. Un teatro all’inverso insomma, in cui gli attori vedono il pubblico ma il pubblico non vede gli attori. Per creare una soluzione così riuscita è stato scelto di trarre la storia di Nautilus da “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne, romanzo fantascientifico per eccellenza. Grazie all’adattamento del racconto irrompono nella scena personaggi nuovi, come ad esempio la Balena, interpretata da Rossella Faa, che assume il ruolo di coscienza del capitano Nemo. Altri personaggi come invece il medico, uomo nel romanzo, diventa una donna nel nostro spettacolo. Sono variazioni che ci danno la misura di come, anche l’intervenire su uno romanzo storico della portata di “Ventimila leghe sotto i mari”, possa rivelarsi positivo, se fatto con intelligenza e spirito innovativo. Chi è riuscito a stare al gioco e a seguire lo spettacolo bendato, ha potuto godere di un’esperienza unica nel suo genere. Certo per noi ormai risulta difficile e quasi impensabile affidarci soltanto all’udito. E’ stato di grande interesse provare per un’ora a lasciarsi andare esclusivamente al suono delle parole e all’immaginazione . Esperimento riuscito insomma, sulla doppia linea dell’innovazione data dal radio-teatro e del provare a “sentire” come chi non vede. Sarebbe importante portare questo esperimento teatrale fuori dall’isola, per dimostrare che la semplicità delle idee e la sperimentazione hanno ancora un valore nel panorama teatrale italiano.

 

 

Barbara Cadoni-Cagliari

 

 
VIVA LA RADIO! NETWORK - HOME SWEET HOME- (Giulia Greco, Roma) PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulia Greco - Roma   

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Quando finisce la favola e inizia la vita. O la morte."Home Sweet Home"

"La violenza entra dalla porta di casa e scivola sui divani, sotto i tappeti,nel vaso dei geranei..."

Lo spettacolo vuole raccontare e denunciare una storia di violenza consumata tra le mura domestiche, sotto gli occhi di una società cieca e complice, e vissuta in una sottile e perversa complicità tra vittima e carnefice.

Home Sweet Home è un grido d'aiuto, un lacerante incubo, raccontato nella sua più concreta e claustrofobica realtà attraverso gli occhi e, soprattutto, i corpi dei due protagonisti. Luca (Andrea Robbiano), dapprima retorico narratore di luoghi comuni religiosi e popolari, che propina immagini di principi azzurri e icone perbeniste; poi, osservatore esterno diviso tra incredulo e amaro smarrimento e culturale omertà, conclude tragicamente con l'essere figlio.

Figlio nudo che non vede, ma vive nel buio della sua "dolce" prigione domestica ogni logorante attimo di violenza consumato dall'altra parte della sua stanza. Educato alla sottomissione, alla convenzione, non gli resta che "sognare una vita da uomo", aspettare, paziente, il momento di fuga da quel microcosmo di dolore e trovare "il filo rosso" per uscire dal labirinto in cui è incatenato e dare inizio a ciò che ancora non ha iniziato:la vita.

Importante la scelta registica di Valeria Cavalli e Claudio Intropido di dividere la scena in due piani attraverso un velo/sipario per distinguere i due mondi: quello di Anna (Giulia Bacchetta),vittima inerme e ipnotizzata dal suo carnefice, e quello di Luca,che scandisce la verità in un clima mai retorico. Scena arricchita da immagini video di Zoe Vincenti che, con il loro devastante impatto emotivo, sottolineano anche la morte psicologica della donna, che perde ogni libertà, dignità,e il coraggio di dire "basta".

Fino alla fine.

Giulia Greco,Roma

 

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VIVA LA RADIO! NETWORK – DRACULA VA IN SCENA (Veronica Monaco – Milano) PDF Stampa E-mail
Scritto da Veronica Monaco - Milano   

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Dracula

 

di Dejan Dukovski

uno spettacolo di Sandro Mabellini

 

con Laura Bombonato, Jytte-Merle Bohrnsen,

Stefania Medri, Woody Neri, Stefano Scherini,

Marco Vergani

 

elementi scenici e costumi  Cristina Gaetano

preparazione musicale Guja Mabellini

disegno luci Fulvio Melli

assistente Lisa Momenté

foto di scena Andrea Messana

 

Se pensate di sapere tutto su Dracula non perdetevi lo spettacolo di Dejan Dukovski, in scena al Teatro Litta di Milano dal 14 giugno al 3 luglio.

Diretto da Sandro Mabellini (che ha già collaborato con l’autore macedone in occasione dell’edizione 2009 del Mittelfest con The other side), questa prima assoluta chiude la stagione teatrale del Litta con uno spettacolo a dir poco anticonvenzionale. Scordatevi il Dracula a cui cinema e letteratura vi hanno abituato, e lasciatevi coinvolgere dalle atmosfere perverse e dai toni dissoluti di questa inattesa rappresentazione.

Il Dracula di Dukovski vuole portare in scena il contrasto, lo scontro di civiltà tra Oriente e Occidente, tra Islam e Cristianesimo, tra capitalismo e paesi in via di sviluppo: un conflitto (insanabile?) tra sistemi di valori differenti, che sembra non portare altro che vessazioni e violenza. Il dramma balcanico dell’eterno profugo incarnato in un Dracula più uomo che mostro il quale, per sfuggire al suo destino, sbarca in Europa alla ricerca di un confronto che oggi più che mai appare impossibile. Paura della diversità, dello straniero visto come invasore, consumismo, pornocrazia, sono solo alcuni degli aspetti della società contemporanea che Dukovski ha voluto sottolineare. Gli stessi personaggi stokeriani sono resi in chiave post-moderna, proprio ad accentuare la contemporaneità di questo Dracula inconsueto (ben cinque personaggi interpretati da un solo attore, a richiamare la schizofrenia dell’uomo contemporaneo). “Chi è Dracula? È una fiaba per bambini. È un porno filosofico. È una storia sul Regno dell’Occidente e quello dell’Oriente; sulle persone che dall’Oriente passano al ricco Occidente che promette democrazia, diritti, libertà e conoscenza. Ma questo mondo vuole liberarsi dai nuovi arrivati come da una piaga e li rispedisce da dove sono venuti. Ognuno diventa Dracula alla fine del ventesimo secolo, in un senso migliore, nel senso europeo. Da quando Dracula è qualcosa come la Coca-Cola che ogni volta che la chiedi appare. Ognuno vede Dracula allo specchio se riconosce le sue paure.” (Sandro Mabellini).

Canzoni dal vivo e un uso insolito delle luci contribuiscono a enfatizzare il dramma che si consuma sulla scena, con una sola raccomandazione: si consiglia la visione ad un pubblico adulto!

 

Nel foyer del teatro il pubblico avrà poi l’opportunità di visitare un’installazione della scenografa Cristina Gaetano, composta di case ispirate a quelle americane del 1926, quando ancora la crisi del ’29, che portò al primo vero tracollo del sistema capitalistico, sembrava pura fantasia.

 

Veronica Monaco

 
VIVA LA RADIO! NETWORK - CORRADO AUGIAS A CAGLIARI PER LA SECONDA EDIZIONE DI LEGGENDO METROPOLITANO PDF Stampa E-mail
Scritto da Barbara Cadoni - Cagliari   

 

Augias

 

 

Si è tenuta a Cagliari la seconda edizione del festival Leggendo Metropolitano, manifestazione dedicata alla lettura che quest’anno ha avuto come tema “Le parole leali” curata e organizzata dall’associazione culturale Pro Hairesis. Tra i nomi più importanti della manifestazione Corrado Augias che, insieme ad una serie di altri protagonisti, ha animato la due giorni che si è tenuta al quartiere Castello di Cagliari. Augias inoltre, con la collaborazione del Cedac, ha proposto al Teatro Massimo il suo ultimo lavoro teatrale “Raccontare Chopin”. Come ha affermato ai nostri microfoni si tratta di un lavoro basato su due aspetti fondamentali della vita del grande compositore polacco: la musica e la malattia. In scena accanto a lui abbiamo potuto ascoltare le performance del maestro Giuseppe Modugno. Si tratta di uno spettacolo organizzato su due livelli, da una parte abbiamo al voce narrante di Augias che racconta la vita di Chopin e dall’altra abbiamo il maestro Modugno che ci spiega “Chopin” compositore, mostrandoci anche gli aspetti tecnici dei suoi brani e facendoci capire come la sua opera abbia rappresentato un momento rivoluzionario della musica classica, andando ad influenzare anche la musica contemporanea. Sono i due momenti simbiotici in cui la narrazione si appoggia alla musica e viceversa. Si parte dall’infanzia del grande pianista, passando per il suo trasferimento a Parigi, il successo e la notorietà sino ad arrivare alla malattia che ne causerà la morte. E’ un racconto di impatto che si avvale di immagini e soprattutto di musica. Mentre il maestro Modugno esegue i pezzi al pianoforte, possiamo vedere in tempo reale le sue mani proiettate sullo sfondo, a darci la percezione di cosa significhi veramente realizzare ciò che si è abituati solo ed esclusivamente a sentire.

Augias conferma ancora una volta la sua grande disposizione alla narrazione, già mostrata nei molti libri scritti, nelle opere di teatro e nelle sue trasmissioni televisive. Quella di Augias è una vera passione intellettuale. Ha anche dimostrato di essere una voce critica del panorama giornalistico italiano, prendendo posizioni precise su decisioni governative oggettivamente poco condivisibili. Dalla chiacchierata fatta con noi di Viva la Radio! Network, sembra volere invitare alla salvaguardia dell’informazione libera, in un paese dove le leggi, tra cui l’ultima sulle intercettazioni, sembrano voler andare nel senso opposto. Resta comunque una grande passione per la cultura e per il proprio lavoro, aldilà della politica. Chiunque abbia assistito allo spettacolo, credo possa dire di essere uscito dal teatro contento. Chi già conosce e ama Chopin, sarà sicuramente stato soddisfatto dalla straordinaria esecuzione del maestro Modugno; chi non lo conosce ha potuto, in modo disteso ed a tratti anche divertente, conoscere uno dei capisaldi della musica classica.

 

Barbara Cadoni- Cagliari

 
VIVA LA RADIO! NETWORK - TEATRO DERBY: Caveman, un successo senza tempo nè confini (Elisa Giacalone) PDF Stampa E-mail
Scritto da Elisa Giacalone - Milano   

Da Homo Erectus a Homo Sapiens ad Homo Stronzius. E’ la naturale evoluzione storica del maschio contemporaneo. Ce la racconta, con la sua effervescente verve e una strizzatina d’occhio tanto alle donzelle quanto ai gentleman, Maurizio Colombi, attraverso Caveman, lo spettacolo più longevo nella storia di Broadway. Torna così, dopo il sold out dei precedenti appuntamenti, al teatro Derby di Milano, con la regia di Teo Teocoli, il monologo dell’uomo delle caverne, vincendo un’altra sfida, la finale di Champions League. Presenti in teatro infatti non pochi uomini che hanno preferito una serata spiritosa al binomio partita/divano. Uomini divertiti che hanno riso delle proprie pecche e di quelle delle proprie donne. Una sequenza esilarante di dinamiche di coppia, esempi quotidiani di fraintendimenti, equivoci e incomprensioni. Situazioni così comuni da sembrare banali. Eppure ci si riconosce nella tragi-comica attualità dei rapporti tra lui e lei.

Caveman è uno sguardo preistorico, in chiave ironica, sul conflitto tra i due sessi. Le ataviche differenze tra uomo e donna si colgono fin dalle origini con la divisione dei compiti: gli uomini erano cacciatori, le donne raccoglitrici. La donna primitiva, aggirandosi nei boschi in cerca di radici e bacche mangerecce, osserva, svolge più mansioni contemporaneamente, crea collegamenti tra gli eventi che le permettono di prevedere il ciclo delle stagioni, sviluppa il dialogo. L’uomo delle caverne, cacciatore, sviluppa invece il senso pratico, l’azione. Il dialogo è inutile quando si caccia. Per l’uomo delle caverne l’attenzione è concentrata sullo scopo da raggiungere. Un’unica azione. Gli è impossibile ragionare su più fatti simultaneamente. Neanche se volesse, riuscirebbe. Si ride, ci si riconosce, si applaude.

Lo spettacolo originale, scritto da Rob Becker, è stato portato sul palco per la prima volta il 26 marzo 1995 allo Helen Hayes Theater di New York, diventando, dopo 2 anni e 702 performance, il monologo di più lunga durata nella storia di Broadway. Dopo 15 anni è ancora uno degli spettacoli più visti al mondo. Un successo senza tempo, né confini.

Elisa Giacalone - Milano

 

 

 
VIVA LA RADIO! NETWORK – BEDROOM AL TEATRO VERGA (Santina Muscarà, Milano) PDF Stampa E-mail
Scritto da Santina   

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Produzione: Associazione Culturale Quinte Mobili

Regia: Caterina Capano

Assistente alla regia: Riccardo Italiano

Con: Vincenzo Leone, Valentina Cornalba, Riccardo Italiano, Veronica Velluto, Matteo Bertuetti, Ylenia Santo, Tommaso Caporali, Caterina Capano

Immagini realizzate da Caterina Piva

 

 

Tratto dal romanzo di Alain Ayckbourn, Bedroom diventa spettacolo teatrale diretto dalla giovane attrice e regista Caterina Capano e ha visto il suo debutto al teatro Verga di Milano dal 9 all’11 aprile scorso.

La camera da letto, simbolo dell’amore coniugale per eccellenza, è il luogo nel quale si intrecciano le storie di quattro coppie, indagando l’intimità dei loro rapporti: dalla routine quotidiana al prendersi in giro, dal curarsi dell’altro all’essere gelosi. E la coperta del letto si fa verde, poi azzurra, gialla, poi ancora verde, azzurra e gialla, fino al bianco e al rosso dell’amore che trionfa nella coppia che, attraversando le camere e i segreti delle altre coppie, alla fine ritrova il profondo legame che la tiene unita.

 

Santy Muscarà, Milano

 
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