VIVA LA RADIO ! NETWORK – PUPI AVATI: LA REGIA CHE AIUTA A SOGNARE – (Stefania Castaldo, Napoli)
Scritto da Stefania Castaldo - Napoli
Napoli - Sono più di quaranta i film diretti da Pupi Avati. Il noto regista e sceneggiatore italiano intervenuto alla dodicesima edizione della rassegna cinematografica Napoli film Festival non conosce sosta. Dopo Il Figlio più piccolo, analisi acuta dei valori e dei costumi dei nostri tempi che ha visto tra l’altro Christian de Sica in un insolito ruolo drammatico, l’autore de Il Cuore Altrove questa volta punta l’obiettivo su una coppia di sposi “non più giovanissimi”. Una Sconfinata Giovinezza, interpretato da Fabrizio Bentivoglio e Francesca Neri, è il nuovo film drammatico del regista bolognese. Nel cast Serena Grandi, Gainni Cavina,Lino Capolicchio.
Ambientata negli anni '50 e '60, la pellicola racconta di un giornalista sportivo colpito dal morbo di Alzheimer. «È una storia d’amore tra una coppia senza figli. Il marito (Bentivoglio) a causa della sua malattia si allontana sempre di più dal presente. La moglie (Neri) decisa a condividere quel percorso “regressivo” consacra la sua maternità dedicandosi a quell’uomo che torna bambino.», dichiara Pupi Avati in conferenza Stampa.
Partito dal genere horror, La casa dalle finestre che ridono del '76 è diventato un film cult, il regista più produttivo del cinema italiano, rivela una raffinata simpatia che stempera un’espressione severa e uno sguardo acuto. Scherza con i giornalisti, mangia una ciliegia mentre parla con loro, si racconta in modo ironico al pubblico presente all’auditorium di Castel Sant’Elmo e rivela come la paura possa essere seducente. “Quando sei spaventato sei completamene presente a te stesso. Si attivano tutti i sensi. Ma in realtà quello dell’horror è il set dove si ride di più. È quasi come tornare all’infanzia”. Cresciuto nella campagna bolognese degli anni '40 e '50 Pupi Avati ricorda come la favola era il modo con cui si intimorivano i bambini e si stimolava la loro fantasia. Oggi molte cose sono cambiate: “Il buio quasi non esiste più e assistiamo sempre più alla disgregazione dei ruoli familiari”.
A chi gli domanda se girerebbe un film su Napoli, il regista di Regalo di Natale dichiara: “Ho troppa ammirazione per la creatività napoletana. Qui avete i migliori scrittori e autori. Non potrei mai raccontare questa bellissima città se non con gli occhi di chi la guarda da lontano.” Poi pensa al poeta Giacomo Leopardi e all’amico Ranieri che vissero a Napoli e come colto da ispirazione afferma: “Si! Forse la potrei raccontare attraverso la vita di un esule”.
VIVA LA RADIO! NETWORK - L’IMBROGLIO NEL LENZUOLO - (Giulia Greco,Roma)
Scritto da Giulia Greco - Roma
È una non convenzionale storia d'amore tra un giovane studente in medicina, Federico (Primo Reggiani) e la voglia appassionata di raccontare storie di vita vera, immortalandole e "intrappolandole" per sempre in quel magico lenzuolo chiamato cinematografo.
Siamo in una Sicilia del 1905, in cui traspare sin dall'inizio una profonda spaccatura culturale e sociale tra una borghesia incuriosita e risvegliata dall'inaspettato arrivo di quella demoniaca e attraente invenzione ed una paesanità primordiale; paesanità spaventata da quel virtuale mondo che ha non solo il potere di sconfiggere la morte e scandire passato, presente e futuro, governandoli con il semplice movimento di una pellicola, ma anche quello di rubare la propria immagine, la propria dignità.
È ciò che vivrà Marianna (Maria Grazia Cucinotta),cameriera analfabeta, che Federico sceglierà segretamente per rappresentare il bagno biblico della "Casta Susanna", esaltandone il fascino prorompente attraverso scene di viscerale ed intima sensualità. Sensualità dalla quale sarà costretta a difendersi con una commovente ingenuità e che la farà lottare paradossalmente con quella donna maledettamente bella e ingannatrice: se stessa.
Diretto da Alfonso Arau, il racconto viaggia parallelamente su due dimensioni, quella della vita reale, in cui la verità di una donna viene soffocata in un ripercuotersi di umilianti offese e violenze, e quella della vita virtuale, dove tutto diventa possibile. E' come se la vita giocasse con la morte e si potessero spiare passioni sotterranee e crimini inconfessabili.
Almeno fino a quando non venga bruciato quel bianco telo e si decida di porre fine al sogno. O all'incubo.
Il film riporta lo spettatore in un'atmosfera onirica e poetica, che rende talora astratti i contorni di una Sicilia mitica e intangibile, attraverso squarci paesaggistici valorizzati dalla fotografia impeccabile di Vittorio Storaro.
A questo quadro selvatico e selvaggio contrasta una recitazione concreta e viscerale, che, con i suoi toni impulsivi e connaturati, irrompe in tutta la sua autenticità.
Giulia Greco - Roma
VIVA LA RADIO! NETWORK – VENDICAMI (Stefania Perosin – Milano)
Scritto da Stefania Perosin Milano
REGIA: Johnnie To
SCENEGGIATURA: Johnnie To, Wai Ka-Fai
ATTORI: Johnny Hallyday, Sylvie Testud, Anthony Wong, Simon Yam, Lam Ka Tung, Lam Suet, Cheung Siu-Fai, Maggie Shiu, Feix Wong, Yuk Ng Sau, Vincent Sze
FOTOGRAFIA: Cheng Siu-keung
MONTAGGIO: David Richardson
MUSICHE:Lo Tayu
PRODUZIONE:Milky Way Image Company, Media Asia Films, ARP Sélection, Black Jag Productions
DISTRIBUZIONE: Fandango
PAESE:Francia, Hong Kong 2009
GENERE:Noir
DURATA:108 minuti
“Vendicami” è l’ultimo film di Johnny To. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un prolifico regista e produttore di Hong Kong, che vanta ormai una carriera trentennale: ha debuttato negli anni Ottanta con “The Enigmatic Case”, una pellicola wuxapian – genere ispirato a miti ed eroi epici della tradizione cinese – che lo ha consacrato immediatamente al successo. Lo stile del regista è cambiato negli anni, evolvendosi entro l’immaginario classico della cinematografia orientale, progressivamente compenetrato ai topoi occidentali dei film western e noir. Amato da Tarantino, osannato in patria e dai cultori del genere, To si è fatto sempre di più apprezzare anche in Europa. Tanto da vincere il Leone Nero a Cannes con quest’ultimo lavoro.
Il protagonista di “Vendicami” è Francis Costello, anziano e imperscrutabile cuoco francese che giunge a Hong Kong al capezzale della figlia, in fin di vita: un commando armato ha sterminato la sua famiglia e lei, unica sopravvissuta, chiede di essere vendicata. La vendetta, neanche a dirlo, è la ragione che spinge il nostro misterioso eroe ad agire e il fil rouge del film. A Costello – un Johnny Hallyday un po’ statico e con gli occhi velati di tristezza – s’affiancano tre killer professionisti che prima semplicemente accettano i suoi soldi, ma poi si rivelano compagni di vita leali e generosi.
Il regista lascia intendere quasi subito che la trama non è importante, bensì solo un pretesto: To gioca con le immagini. Sequenze oniriche che rallentano l’azione a favore della suggestione, coreografiche e surreali sparatorie, visioni e illusioni si susseguono accompagnate da una straordinaria colonna sonora, lasciando intendere un’ironia salvifica ed essenziale. I dialoghi e la recitazione sono spesso sopra le righe e, così come il genere richiede, assistiamo a un finale che vede il trionfo del destino e dei buoni sentimenti. Si tratta di una pellicola apprezzabile soprattutto dagli amanti del cinema orientale d’azione, che in questo caso è deliziosamente contaminato dalle fumose atmosfere dei noir francesi.
Stefania Perosin - Milano
VIVA LA RADIO! NETWORK - SHADOW (Valentina Campus - Milano)
Scritto da Valentina Campus
Regia: Federico Zampaglione Sceneggiatura: Federico Zampaglione, Domenico Zampaglione, Giacomo Gensini Attori: Jake Muxworthy, Karina Testa, Nuot Arquint, Ottaviano Blitch, Chris Coppola Fotografia: Marco Bassano Montaggio: Eric Strand Musiche: Francesco Zampaglione Produzione: Blu Cinematografica Distribuzione: Ellemme Group Paese: Italia 2009 Uscita Cinema: 14 maggio 2010
“Spero che il grande entusiasmo riscosso finora ai festival e alle anteprime sia lo specchio di quello che succederà quando il film arriverà nelle sale”.
Shadow, l’ultimo film di Federico Zampaglione (dopo la commedia noir Nero Bifamiliare, del 2007) ha infatti strappato applausi, complimenti e consensi ovunque sia stato presentato finora: dal Courmayeur Noir in Festival al London Frightfest, dal Trieste Science + Fiction al Fantasy Horror Award di Orvieto, dove ha ottenuto il premio per la Miglior Sceneggiatura e il Premio Speciale Della Giuria Per Il Miglior Regista Horror.
L’ultima fatica di Zampaglione è un horror angosciante e disturbante, il cui messaggio è: la realtà può essere più malata degli incubi. Racconta la storia di David, giovane soldato americano di ritorno dall’Iraq, che decide di trascorrere una vacanza inmountain-bike in Europa, per ritrovare se stesso. Incontrerà dolore, disperazione, orrore.
Shadow non sembra un horror italiano, e non soltanto perché il cast è quasi completamente straniero e il film è girato in inglese (su consiglio di Dario Argento, per facilitarne la distribuzione oltre confine), ma per lo stile, le situazioni, le atmosfere che ricordano pellicole come Wrong Turn (in Shadow ci si perde in bicicletta, ma pur sempre ci si perde nel bosco) e Hostel.
Cresciuto con il mito di Dario Argento (che a Shadow ha dato la sua benedizione) Lucio Fulci, e Mario Bava, Federico Zampaglione è stato definito l’artefice della rinascita dell’horror italiano. Una bella responsabilità, oltre che un elogio.
“Mi sembra un’esagerazione”, dice lui modestamente, ma è molto felice che il suo Shadow abbia riacceso l’interesse per un genere, la paura, colpevolmente snobbato, accantonato e trascurato dall’industria cinematografica italiana negli ultimi anni.
Valentina Campus – Milano
VIVA LA RADIO! NETWORK - TWIN PEAKS INAUGURA IL TELEFILM FESTIVAL (Valentina Campus - Milano)
Scritto da Valentina Campus
Buon compleanno Twin Peaks!
La serie tv nata dal genio di David Lynch e Mike Frost compie venti anni. È la primavera del 1990, infatti, quando la ABC trasmette negli Stati Uniti il primo episodio. In Italia Twin Peaksarriva un anno dopo, nella primavera del 1991, trasmesso da Canale 5.
L’ottava edizione del Telefilm Festival (a Milano dal 7 al 9 maggio) comincia proprio con un omaggio alla serie televisiva che più di tutte “ha incarnato l’inquietudine di fine millennio”, come spiega Aldo Grasso, che su Twin Peaks ha tenuto una lezione speciale al cinema Gnomo di Milano, prima della proiezione dell’episodio pilota girato da David Lynch.
Twin Peaks non è solo una delle serie televisive più amate di tutti i tempi, è un mondo, un’atmosfera, un modo di essere, un marchio. È drammatico, comico, misterioso, angosciante, surreale, sinistro, romantico.
Con Twin Peaks la tv volta pagina. “La serialità e l’autorialità – spiega Grasso – si incontrano, e per la prima volta in una fiction televisiva si individua uno stile, un certo tipo di scrittura, la presenza dell’autore. Inoltre, l'introduzione della multi trama nei telefilm, apre una nuova frontiera nel modo di raccontare”.
Anche la storia è originale, per una serie tv: un thriller che sfocia nel paranormale, dove il confine tra bene e male non è mai netto né scontato. Twin Peaks ci attrae con la scritta Welcome e subito dopo ci inquieta con l’interrogativo Chi ha ucciso Laura Palmer? rivelandosi lentamente per quello che è: un covo di segreti e bugie, dove nessuno è quello che dice di essere e il male si infila dappertutto, anche dietro il sorriso di un'angelica adolescente.
Era il 1990 ma non si direbbe. Twin Peaks affascina, diverte e spaventa oggi come venti anni fa.
Valentina Campus - Milano
VIVA LA RADIO! NETWORK - SPECIALE MIFF AWARDS 2010
Scritto da Administrator
Viva la Radio! è il primo network radiofonico nato dalla passione dei professionisti della radio e della comunicazione, con redazioni e studi nelle principali città italiane: Milano, Roma, Napoli e Cagliari.
In un clima di assoluta sintonia e collaborazione con l’organizzazione del Miff Adwards 2010, Viva la Radio! riserverà alla manifestazione, e agli eventi ad essa correlati, uno spazio sul suo portale www.vivalaradio.it.
Lo speciale raccoglierà le video interviste e gli articoli realizzati dai nostri redattori.
Il materiale sarà anche inserito nella programmazione del nuovo canale webcast“VIVA LA RADIO! CHANNEL”, visibile sul portale www.vivalaradio.it
Ringraziamoil“Miff Adwards 2010” per averci accordato la possibilità di partecipare a un evento di così grande interesse sotto il profilo sociale e culturale.
“Dedicato all’Italia”. Andrea Galante, presidente e fondatore dei MIFF AWARDS, sintetizza così la missione che il Cavallo di Leonardo insegue quest’anno.
A inaugurare la manifestazione che da dieci anni promuove il cinema indipendente internazionale, sono, infatti, due film italiani.
Mercoledì 5 maggio, alle 20.30 al cinema Odeon, apre il sipario sulla decima edizione dei MIFF AWARDS l’anteprima mondiale del nuovo film di Claudio Fragasso, Le ultime 56 ore.
La sera dopo, è il cinema Eliseo a ospitare un’altra anteprima d’eccezione, quella di Due vite per caso di Alessandro Aronadio, regista già premiato alla prima edizione del MIFF con il corto Glory Box.
Cuore del programma della manifestazione, quest’anno, sono i corti. 30 piccoli grandi film che promettono di lasciare il segno. A essi sono dedicate le giornate dall’8 al 10 maggio, con un’attenzione particolare ai cortometraggi italiani che saranno interamente proiettati lunedì.Il cortometraggio vincitore della categoria “fino a 15 minuti” sarà acquistato dalla casa di distribuzione Mondo Home entertainment, e otterrà un’enorme visibilità perché sarà proiettato in tutte le sale italiane prima dell’inizio della regolare programmazione.
Altre iniziative promosse quest’anno dai MIFF AWARDS sono gli aperitivi con i filmaker al bar Magenta, per un confronto ravvicinato con registi, produttori e distributori; la proiezione del documentario Big sister because of you, di Carlo Bevilacqua; la mostra fotografica dell’artista italo-persiano Arash Radpour Facing Faces, ritratti dedicati al cinema; la tavola rotonda Voglio fare cinema, da dove inizio? E poi c’è il Cavallo }di Leonardo alla carriera, che quest’anno premia il lavoro di Massimo Boldi.
Per partecipare alla manifestazione (escluse l’anteprima d’apertura e la cerimonia di premiazione, eventi rigorosamente a inviti), basta diventare soci di Made in Milan, ricevendo la card da 5 euro che consente l’accesso a tutto il programma. Per registrarsi basta andare sul sito www.miff.it
Valentina Campus
(
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SPECIALE
MIFF AWARD 2010
"Le ultime 56 ore"
SCHEDA FILM
TITOLO : "Le ultime 56 ore"
USCITA CINEMA: 07/05/2010
REGIA: Claudio Fragasso
SCENEGGIATURA:Rossella Drudi
ATTORI: Gianmarco Tognazzi, Barbora Bobulova, Luca Lionello, Primo Reggiani, Luigi Maria Burruano, Simona Borioni, Francesco Venditti, Nicole Murgia, Libero De Rienzo, Diago Guerra, Maurizio Matteo Merli, David Coco, Nicola Canonico, Claudio Vanni, Vanni Fois
“Aiutateci a vivere!”.
È l’appello di Gianmarco Tognazzi all’anteprima mondiale di Le ultime 56 ore, di Claudio Fragasso, per i Miff Awards.
“Se questo film vi piace – ha detto Tognazzi, uno dei protagonisti – ditelo, fate passaparola, solo così aiuterete il cinema italiano”.
Il festival del cinema indipendente di Milano, ha voluto dare il via all’edizione 2010 (la decima), con un film di denuncia, una storia scomoda, che affronta un tema spinoso come quello dell’uranio impoverito.
Le ultime 56 ore racconta le vicende di un gruppo di militari, reduci dalle missioni di pace in Kosovo, che per attirare l’attenzione sulle gravi conseguenze (malattia e morte) dell’utilizzo dell’uranio impoverito, compie un gesto estremo, passando dal ruolo di vittima a quello di carnefice.
Il film di Fragasso, che torna sul grande schermo dopo Milano-Palermo: il ritorno (del 2007), si ispira agli action movie americani, ma vuole anche parlare di sentimenti, di rapporti umani e familiari, del confine tra il bene e il male, che nella vita non è mai netto.
Nonostante il cast non sia sempre all’altezza della situazione e delle aspettative, (bravi Gianmarco Tognazzi, Luca Lionello e Nicole Murgia), come i dialoghi (a tratti deboli e inefficaci), Le ultime 56 ore è, nelle intenzioni, un film coraggioso e orgoglioso, perché accende un faro su quelle morti silenziose che le armi lasciano dietro di loro anche quando non esplodono, morti delle quali l’industria degli armamenti fatica ad assumersi la responsabilità.
I rapporti con il Ministero della Difesa? Cordiali, pare. Nei titoli di coda si precisa che esiste un decreto del 2009 che prevede un indennizzo per i soldati che si sono ammalati in missione, che l’Esercito Italiano non fa uso di armi nucleari, e che non è dimostrato che malattie come la leucemia siano provocate dall’uranio impoverito. Puntualizzazioni evidentemente necessarie ma poco rasserenanti, perché i militari possono comunque entrare in contatto con le armi di altri eserciti, o con le scorie radioattive.
Per capire quante e quali coscienze agiterà Le ultime 56 ore, bisognerà aspettare la risposta del pubblico.
Valentina Campus - Milano
"Due Vite Per Caso"
Titolo . "Due vite per caso"
Regia: Alessandro Aronadio
Sceneggiatura: Alessandro Aronadio, Marco Bosonetto
Fotografia: Mario Amura
Montaggio: Claudio Di Mauro
Scenografia: Stefano Giambianco, Daniela Manzo
Distribuzione: Lucky Red
Interpreti: Lorenzo Balducci, Isabella Ragonese, Ivan Franek, Riccardo Cicogna, Sarah Felberbaum, Monica Scattini, Teco Celio, Rocco Papaleo, Ivano De Matteo, Niccolò Senni
Durata: 88'
Uscita: 7/05/2010
Due vite per caso, opera prima di Alessandro Aronadio, è un film su quegli avvenimenti fortuiti e imprevedibili che possono cambiare la tua vita in un secondo. Avete presente Sliding doors? Bene, cancellate tutto (questo film non è una commedia romantica), tranne il momento in cui la linea della vita si biforca e diventa una " Y ".
È quel bivio, quel “cosa sarebbe successo se…” sul quale tutti ci siamo interrogati o abbiamo fantasticato almeno una volta, l’idea attorno al quale si sviluppa il film. Che cosa sarebbe successo se Matteo, quella sera bagnata di pioggia, non avesse tamponato l’auto dei carabinieri? La sua vita sarebbe continuata allo stesso modo, o sarebbe cambiata radicalmente?
È un film sulla casualità e sulla fragilità della vita e guarda caso, è nato proprio per caso. Fu il fato, infatti, a mettere sulla strada di Alessandro Aronadio, in un giorno come tanti, il libro Morte di un diciottenne perplesso di Marco Bosonetto, dal quale il film è liberamente tratto.
Ne è uscita una pellicola coinvolgente e coraggiosa. Così temeraria, che il regista ha definito (molto affettuosamente) quasi degli incoscienti i produttori Sauro e Anna Falchi, che hanno scelto di puntare su un’opera prima che parla, molto realisticamente, senza zuccheri aggiunti, di ragazzi che lottano per la sopravvivenza.
Efficace la recitazione (lascia il segno Lorenzo Balducci, nel ruolo di Matteo), Due vite per caso è un film solido e armonioso, curato nei dettagli (molto bella la fotografia di Mario Amura).
L’ultimo messaggio del cast, riunito in occasione dell’anteprima ai Miff Awards di Milano, è per il cinema italiano, quello bello, quello ambizioso, che avrebbe bisogno di più produttori spericolati, di più spazio, di più attenzione. E allora, come dice Riccardo, (che nel film interpreta Sandro), “abbiamo il coraggio! Abbiate il coraggio! Fatelo”. Facciamolo.
Valentina Campus – Milano
"Big Sister:Because of You"
Titolo: Big Sister: Because of you Regia: Carlo Bevilacqua Fotografia: Hana Jakrlova Produttore: Enrico Grisanti Distribuzione: Current tv Durata: 60'
Sesso gratuito con esperte del piacere? A Praga si può. Al Big Sister, il bordello “telematico”. Unica clausola: firmare un contratto in cui si accetta di essere filmati. Le ragazze? In ottima salute naturalmente, sottoposte regolarmente a visite mediche, per garantire ai clienti la massima sicurezza. Chiamarle prostitute sarebbe improprio,hanno un regolare contratto di lavoro, vengono definite “attrici”. Tutte le stanze sono dotate di web-cam ed ogni azione viene trasmessa in diretta su Internet. E qualcuno ne fa anche un documentario. Big Sister. Because of you è il titolo, prodotto da EnricoGrisanti,Hana Jakrlova, con la regia di Carlo Bevilacqua. Acquistato da Current Tv, il documentario è stato presentato nei giorni scorsi al Cinema Gnomo, nell’ambito del Milano International Film Festival.
Tutto nasce da un’idea di Hana Jakrlova, fotografa ceca. La professionista decide di immortalare gli ambienti e i protagonisti, anche durante gli incontri sessuali. L’intento è esplorare gli effetti che Internet provoca sul singolo e sulla coppia. Attraverso foto splendide, per nulla pornografiche, viene fuori uno spaccato della realtà in cui il piacere del guardare e dell’essere guardati supera quello del fare. E dalla mostra fotografica al documentario il passo è breve. Viene raccontato un impero del sesso in cui la realtà, il virtuale e il rapporto con le telecamere si mescolano come in nessun altro luogo, con un giro di affari di svariati milioni di euro.
Nel documentario, ecco le riflessioni di Hana Jakrlova, le interviste ai vari protagonisti, clienti e “attrici”. Ciò che maggiormente interessa la fotografa e il regista è osservare come le persone si rapportano alle telecamere. La Jakrlova spiega come sia stato difficile fotografare le persone mentre facevano l’amore (o sesso, che dir si voglia), e di come provasse un innegabile fusione di eccitazione e disagio. Un viaggio nei meandri del sesso all’avanguardia, insomma, dove sono l’esibizione da un lato e il senso di atavica solitudine dall’altro, a farla da padrone. Il volto di una lei privo di ogni emozione e quello di un lui che fissa costantemente la sua immagine nella videocamera che lo riprende è solo una delle numerose scene che ha colto magistralmente la fotografa.Dettagli che per i dirigenti del Big Sister sono solo quisquilie.
Gli imprenditori, infatti, si propongono nuove sfide sulla rete: chat, votazioni interattive, programmi live lanciabili direttamente sui cellulari con tecnologia 3G e nuove intriganti proposte sessuali, come gli scambi di coppia o il “vergine del mese” che verrà iniziato dalle loro ragazze ai piaceri del sesso. Un’azienda come un’altra dove ancora una volta sono i soldi a fare la differenza, a discapito di tutto il resto.
Elisa Giacalone - Milano
"Andrea Pinketts"
Una vita all’altezza del suo alter-ego letterario -Lazzaro Santandrea- quella di Andrea Pinketts. Dissacrante come pochi e di una bizzarria esplosiva, a volte incontenibile, che si perdona solo ai geni. E’ l’uomo dalle mille vite, Pinketts. Scrittore, opinionista, giornalista investigativo, fotomodello, maestro di arti marziali, copywriter, pugile.
Noi lo abbiamo incontrato nell’ambito del Milano International Film Festival, in quanto membro di giuria, per l’assegnazione del Cavallo di Leonardo al miglior cortometraggio italiano. Giudice dalle idee chiarissime. Prima della serata di premiazione, ci rivela infatti, senza mezzi termini, il suo cortometraggio preferito, Ice Scream, che otterrà poi uno strepitoso riconoscimento critico, oltre che popolare. Dicevamo, una vita animata. Studi irregolari i suoi, espulso dal liceo linguistico per avere massacrato il preside.
A 17 anni, rimasto chiuso all’interno di un cinema, demolisce il portone a colpi di mannaia. Dopo dodici giorni di servizio militare, evade dalla caserma dei granatieri di Orvieto e, per evitare spiacevoli conseguenze, si finge psicopatico. Un fiume in piena che non le manda a dire. Tratti biografici a parte, Andrea Pinketts è uno Scrittore, un autore come pochi, che racconta le stravaganze della vita con un’autenticità disarmante.
Un appassionato di sigari, tanto che ne fuma uno persino durante l’intervista. Una predilezione per la letteratura e la scrittura che si rintraccia in tutti i suoi libri e di cui non può più fare a meno, suo malgrado. “Secondo me – afferma - la scrittura è qualcosa che ti appartiene per diritto di nascita, come la pittura, la scultura, o qualsiasi altra forma d’arte. Sei destinato, predestinato, condannato a praticarla. Ragion per cui quando giunge il momento decisivo per misurarsi col mondo delle parole, inevitabilmente finisci per diventarne a tua volta preda. O predatore”.
Elisa Giacalone - Milano
"BILANCIO POSITIVO PER I MIFF AWARDS 2010"
Della serata conclusiva dei MIFF Awards 2010 rimangono, in particolare, la commozione di Massimo Boldi, premiato con il Cavallo di Leonardo alla carriera, e la gioia di Roberto De Feo e Vito Palumbo, vincitori con Ice Scream del premio come miglior cortometraggio della sezione italiana.
Da un lato, un uomo che raccoglie i frutti del lavoro di una vita, dall’altro due giovani, per i quali il Cavallo di Leonardo è qualcosa di più di un premio alla bravura, è soprattutto un incoraggiamento, un invito ad andare avanti, a non arrendersi, a crederci ora più che mai.
Il premio a Massimo Boldi lo consegna Vittorio Feltri, felicissimo di ricompensare con un riconoscimento così importante “uno spiritaccio del nord”.
Il direttore de Il Giornale non nasconde, anzi gongola quando dice di amare la comicità di Boldi perché quando lo vede riesce a capire quello che dice e quello che vuole dire, e che la sua gioia è dovuta proprio al fatto di “premiare un uomo del nord, che conosce la gente del nord” (ma arriva a tutti, anche a quelli del centro e del sud, isole comprese).
“Un comico è un tragico visto di spalle, e Massimo è così”. Con queste parole lo elogia invece Enzo Jannacci, che alla carriera di Boldi ha aperto la strada tanti anni fa, con il cabaret, molto prima che arrivassero i film con Christian De Sica, e la notorietà.
Per Boldi, che ha dedicato il premio alla moglie scomparsa e ai figli, il segreto del suo successo è molto semplice: “Essere onesti e veri, raccontare cose che facciano pensare, rispecchiare la società”.
Un pensiero particolare Boldi l’ha dedicato ai giovani che, soprattutto in questo periodo, hanno bisogno di sostegno e incoraggiamento. Ma anche di vetrine importanti come i Miff Awards, che non a caso quest’anno hanno riservato particolare attenzione ai cortometraggi, spesso trampolini di lancio per giovani cineasti di talento, come De Feo e Palumbo, per esempio.
Il loro Ice Scream è stato acquistato da una casa di distribuzione, e dal 7 luglio sarà incluso negli extra del dvd del film DAYBREAKERS, con Willem DaFoe ed Ethan Hawke.
Gli altri corti premiati sono Without (categoria fino a 15 minuti), Water (15-30 minuti), True love, Shoot me e L’altra metà, che hanno ricevuto il premio del pubblico nelle loro categorie.
L’ultima edizione del Miff chiude con un bilancio positivo, sia per il riscontro di pubblico sia per la qualità delle opere presentate, e la promessa di continuare a dare spazio al cinema indipendente, alle piccole produzioni, a registi e autori bravi ma sconosciuti, perché, come dice Natalia Andreadis, regista di Without, “senza il Miff nessuno vedrebbe i nostri film”.
Valentina Campus - Milano
VIVA LA RADIO! NETWORK – OCEANI 3D - (Marianna Vertemara, Milano)
Scritto da Marianna Vertemara
Regia: Jean-Jacques & François Mantello
Produttore: 3D Entertainment,Gavin McKinney Underwater Productions
Attori: voci di Aldo, Giovanni e Giacomo
Genere: Documentario
Produzione: Francia, Gran Bretagna 2009
Durata: 82 minuti
Distributore: Eagle Pictures
Data uscita: 30 aprile 2010
Tecnologia d’avanguardia, il digital 3D ad alta definizione, un budget consistente, 11 milioni di Euro, 7 anni di lavorazione, 26 spedizioni in location sparse in tutto il mondo, 1500 ore di riprese sott’acqua, tre voci narranti eccezionali per il mercato italiano: ecco la ricetta per Oceani 3D, un film interamente subacqueo.
Si stima che meno dell’1% della popolazione mondiale ha visitato il mondo sottomarino(fonte PADI): con questo documentario il restante 99% e poco più resterà affascinato dalle bellezze che gli abissi ci riservano. Sulla scia della Tartaruga Marina e delle tre voci narranti di Aldo, Giovanni e Giacomo che imbastiscono dialoghi surreali, lo spettatore verrà guidato in questo viaggio avventuroso, alla scoperta di un mondo a dir poco ignoto ma infinitamente ricco.
La tecnologia 3D consente una totale immersione nel profondo blu virtuale, amplificando l’effetto di realtà. Sembra così di toccare con mano un ecosistema fragile, di partecipare alla quotidianità delle creature che popolano i fondali:la nobile processione degli Squali Martello, la caccia incessante del Pesce Leone, la danza soave del mollusco Ballerina Spagnola, la bellezza disarmante del cavalluccio marino DragoneFoglia, i grandi cetacei e gli squali. Un film dalla forte valenza anche educativa, per non far dimenticare allo spettatore che, dal Messico alla Grande Barriera Corallina Australiana, la sopravvivenza di questo fantastico mondo dipende (principalmente) da noi esseri umani. Ragion per cui i tre attori comici si son prestati ben volentieri al doppiaggio, un’esperienza professionale che esula dalle precedenti ma molto stimolante e divertente, assicurano.
Un film in cui il protagonista unico è la natura in tutte le sue sfaccettature e che saprà coinvolgere sia gli adulti che i bambini, creando empatia e stupore.
Grazie anche al sostegno del Programma Delle Nazioni Unite Per l’Ambiente (UNEP)e del WWF si vuole divulgare un approccio eco-friendly, dal motto è bene guardare (ed imparare) ma è meglio non toccare…pena l’estinzione delle diverse specie, ricordate sui titoli di coda.
Marianna Vertemara
VIVA LA RADIO! NETWORK – THE HURT LOCKER (Stefania Perosin – Milano)
Scritto da Stefania Perosin
Cast: Ralph Fiennes, Guy Pearce, David Morse, Jeremy Renner, Anthony Mackie, Brian Geraghty, Christian Camargo, Malcolm Barret, Michael Desante, Justin Campbell, Ryan Tramont
Regia: Kathryn Bigelow
Sceneggiatura: Mark Boal
Durata: 131 minuti
Genere: Drammatico
Produzione: USA 2008
Distributore: Videa-CDE
“The hurt locker” s’annuncia con una sentenza, inquieta e lapidaria. Sullo schermo nero, all’inizio della proiezione, leggiamo che “La furia della battaglia provoca dipendenza totale, perché la guerra è una droga”.
Queste parole, che Kathryne Bigelow prende in prestito dal giornalista e scrittore statunitense Chris Edgar, suonano come una dichiarazione d’intenti e rivelano subito agli spettatori quale vorrebbe essere la direzione del film: lo sguardo della regista è puntato – attraverso il deserto assolato dell’Iraq e le sue strade, affollate e polverose – diritto negli occhi dei soldati americani per penetrarne la paura e l’orrore, inoculati come virus dai quali non si guarisce.
Con queste premesse si apre il sipario sulla storia del sergente William James, artificiere capo della squadra Bravo Company, la cui missione – e ragion d’essere – è disinnescare i devastanti ordigni nascosti tra i sassi, nelle auto, dietro la miseria e la disperazione di Baghdad.
C’è da dire che la sceneggiatura e il montaggio non lasciano scampo: fin dai primi minuti l’angoscia è quasi insopportabile e, scena dopo scena, pare di assistere a una partita mozzafiato che i soldati giocano con la morte. Entro questo scenario letale si delineano le personalità dei protagonisti: James lo sbruffone, Sanborn il razionale ed Elridge il pusillanime (ogni carattere con la brava sfumatura e il prevedibile epilogo).
Se la tensione è fulminante, devo dire però che per quanto riguarda più in generale la struttura del film, diverse cose non mi hanno convinto. Ad esempio la presenza di alcuni inutili cammei di stampo holliwoodiano e la totale assenza di una connotazione locale, scelta che si spiega certamente con l’intenzione di rappresentare la guerra nella sua accezione universale e non particolare, ma che riduce uno sfondo articolato a esistere solo in quanto ombra stereotipata. Credo che la maggiore pecca del film sia l’assenza di un punto di vista critico.
Non si può dire, infatti, che “The hurt locker” sia una pellicola antimilitarista, né tantomeno che proponga un’analisi psicologica delle devastanti conseguenze che la guerra ha sulla mente umana. Kathryne Bigelow sceglie semplicemente di mostrare la violenza. E se questa scelta – che è valsa al film sei Oscar – può essere ed è stata letta come un merito artistico, la mia idea è che il suo giudizio sui fatti avrebbe consegnato al risultato finale un piglio decisamente più convincente.
Stefania Perosin, MIlano
VIVA LA RADIO! NETWORK – MATRIMONI E ALTRI DISASTRI (Valentina Campus – Milano)
Scritto da Valentina Campus
Cast: Fabio Volo, Margherita Buy, Luciana Littizzetto, Francesca Inaudi, Italo Dall'Orto, Gianna Giachetti, Jarkko Pajunen, Sergio Forconi, Laura Pastellini, Mehmet Gunsur
Regia: Nina di Majo
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Nina di Majo, Antonio Leotti
Durata: 01:42:00
Data di uscita: Venerdì 23 Aprile 2010
Genere: Commedia
Distribuzione: DISTRIBUTION (2010)
Che cosa spinge due persone a sposarsi? È più forte la paura, o il desiderio di matrimonio?
Sono questi gli interrogativi ai quali Matrimoni e altri disastri cerca di dare una risposta, dubbi talmente martellanti per la regista, Nina di Majo, che sulla voglia di esorcizzare timori e incertezze legate al fatidico sì ha deciso di farci un film.
Matrimoni e altri disastri è una commedia sofisticata, basata su equivoci e paradossi, primo su tutti quello che porta la protagonista Nanà (Margherita Buy), ultra-single e dichiaratamente allergica ai matrimoni, a organizzare le nozze della sorella Beatrice (Francesca Inaudi) con l’antipatico (ma solo all’inizio…) Alessandro (Fabio Volo). Nel cast, in una veste meno esplosiva e aggressiva del solito, anche Luciana Littizzetto, che recita la parte di Benedetta, amica e collega di Nanà.
Azzeccata e brillante l’interpretazione di Margherita Buy, nel ruolo di una donna sola e insicura, che combatte contro lo stereotipo della zitella per affermare la propria autonomia, scoprendosi alla fine, e inaspettatamente, attraente e bella.
Matrimoni e altri disastri è un film al femminile ma non parla solo di donne, perché al centro della storia ci sono anche i rapporti umani, e in particolare le difficoltà d’interazione tra diverse estrazioni sociali, la critica all’atteggiamento di una borghesia chiusa, congelata e classista, colpevole di quei pregiudizi di cui è vittima Alessandro, spinto infatti da un forte desiderio di rivalsa sociale.
Come in ogni commedia degli equivoci, l'ingrediente principe è il sotterfugio, che qui, come spesso accade anche nella vita reale, aiuta a tenere in piedi un rapporto d’amore, di amicizia, addirittura una famiglia intera.
Tutti i personaggi di questo film hanno segreti, commettono errori, dicono bugie, ma alla fine chiudono un occhio, anzi, tutti e due. Perché se è vero che il marcio può nascondersi anche nelle famiglie più rette ed armoniose, il segreto della felicità forse, sta nel non giudicare.
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