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VIVA LA RADIO!NETWORK - IL NUOVO ALBUM DEL TRIO PARA - GUAI (Giulia Greco,Roma) PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulia Greco - Roma   

 

“Non ci siamo mai persi di vista e scrivendo insieme sono nate canzoni che sono tante storie diverse…anzi, forse una sola”.

Il Trio Para Guai (rigorosamente e sagacemente scritto con due parole separate) nasce nel 2002 con la primaria e intuitiva ambizione di “riparare dai guai”, appunto, e di esorcizzare tematiche estremamente attuali e visceralmente presenti nella vita quotidiana.

Filippo Bessone alla voce, Claudio Dadone alla chitarra e Leo Martina al pianoforte hanno dato vita ad un album, omonimo, di undici canzoni originali, che, attraverso strade autobiografiche, ripercorrono la via della musica d’autore italiana senza uniformarsi o ancorarsi mai ad un solo ed unico genere, utilizzando un linguaggio quotidiano e di immediata fruibilità.

L’atmosfera del viaggio predomina la scelta tematica degli autori; si tratta di un viaggio intimo, che trova origine e fine nella più pura e incondizionata immobilità del sé e che attraversa storie e anime appartenenti ad una variegata rosa di vite.Durante questo percorso viene messo in evidenza ciò che, invece, l’ingannevole pubblicità propina al viaggiatore sprovveduto.

Mi riferisco alle ipocrisie che spesso incorniciano e scandiscono i rapporti a tempo di luoghi comuni e valori patinati, nel nome di una “faccia” da salvare e mascherare sempre e comunque all’insegna di un’apparenza divertita . Mi riferisco agli sguardi inquisitori di chi,“denuda” e giudica corpi e le menti di coloro che non avranno mai il coraggio e l’esigenza di aprirsi e raccontarsi, diventando prigionieri incatenati di un perverso pudore verso se stessi.

Tema non meno presente, l’amore viene colorato di un’amara malinconia, di una solitudine all’apparenza quasi inevitabile, che potrà essere celata solo da fugaci incantesimi della durata di qualche “fermata” a qualche stazione di passaggio e che riusciranno, almeno per un po’, a occupare quel posto ancora libero accanto al conducente inconsapevolmente (o forse no) destinato a tracciare solo i binari del proprio cammino.

Anche se tutto questo potrebbe far pensare ad una visione cruda e disillusa dell’esistere, in realtà rappresenta un antidoto per “salvarsi” con consapevolezza ed ironia; con il desiderio onnipresente di dare voce alle proprie intime verità, cercando di non lasciarsi risucchiare dalle sabbie mobili dell’apatia e dell’omertà.

Giulia Greco, Roma

 
VIVA LA RADIO! NETWORK - 8 DOMANDE A RAPHAEL GUALASSI (Angela Rabazzi,Milano) PDF Stampa E-mail
Scritto da Angela Rabazzi   

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Un ragazzo semplice, preparato, giovane per il genere musicale in cui si cimenta. Si ispira ad una leggenda del piano, straordinario pianista e grande improvvisatore Art Tatum. Raphael ha studiato al conservatorio di Pesaro. Ama la musica. Definisce i luoghi del cuore quelli in cui suona. È alla ricerca di nuove sonorità, proprio perché secondo lui la musica e il jazz in particolare sono la libertà. Basa la sua carriera su solide basi tecniche. La sua carica e il suo straordinario talento fanno da compendio ad un personaggio che sul palco si trasforma, capace com’è, di coinvolgere il suo pubblico in giro per il mondo. Abbiamo intervistato il nuovo acquisto di Caterina Caselli prima della sua esibizione al Pistoia Blues.

1) Jazz, rag-time, blues, soul, stride-piano, un miscuglio particolare per un ragazzo dell’81

La scintilla è scoccata nel 2002. Dopo gli studi al conservatorio, mi sono appassionato alla leggenda delle musiche dei primi del ‘900 e soprattutto dello stride-piano di Art Tatum. Nel mio primo album del 2005 “Love outside the window” ho fuso sonorità funk, rhythm and blues, soul, insomma tutti i colori della musica.

2)Sei spesso all’estero. C’è un motivo, forse una difficoltà a lavorare in Italia dove la tendenza è privilegiare gli interpreti che suonano musica commerciale?

Gli italiani si stanno sensibilizzando, verso la world-music anchje se il naturalmente il pop regna. Gli stimoli più belli, quelli che mi ispirano di più, vengono dalle nuove forme di jazz. Il jazz non è un genere musicale statico, si nutre di altre forme, il jazz è la libertà della musica.

3) Cosa pensi allora dei festival italiani come il Pistoia blues?

C’ero già passato da spettatore. È quindi una grande emozione esibirmi su questo palco, sono opportunità importanti, suonare nella stessa serata con grandi professionisti. Sono importanti trampolini di lancio per i giovani, dovrebbero essercene di più.

4) Dei nostri artisti italiani con chi ti piacerebbe collaborare?

Sicuramente Capossela e Bollani

5) Cos’è per te la tendenza?

Quello che succede in un dato momento storico. Quello che succede oggi è la tendenza.

6) I tuoi luoghi del cuore?

Ovunque, nel momento in cui suono.

7) Preferisci suonare nelle grandi manifestazioni o nei club?

I club hanno un fascino tutto particolare, adoro l’atmosfera che si crea a fine serata, quando la tensione scende e ti godi davvero tutto quello che accade, il legame con il pubblico, i colori, i sapori.

8) Progetti invernali?

Cominciamo alla grande Il 29 settembre al Bluenote di Milano, poi tornerò al Bravo Caffè di Bologna il 22 ottobre, il 30 ottobre al Trasimeno Blues. Il nuovo disco uscirà a gennaio.

Angela Rabazzi,Milano

 
VIVA LA RADIO! NETWORK - TIME IN JAZZ 2010 - IL RESPIRO DELLE GRANDI NOTE (Erino Poli,Cagliari) PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

 

 

Sotto il segno dell’aria la XXIII edizione del Festival Internazionale Time in Jazz

 

Il respiro delle grandi note

 

Accanto a Paolo Fresu, Ornette Coleman, Ralph Towner, Enrico Rava, Mario Brunello, Dhafer Youssef ed Enrico Pieranunzi




La XXIII edizione del Festival Internazionale Time in Jazz, ideato e diretto da Paolo Fresu, rinnova il suo appuntamento nei comuni del nord Sardegna, dalla Gallura al Logudoro, dal 10 al 16 agosto 2010. L’appuntamento più atteso dell’estate musicale sarda è stato presentato ufficialmente a Cagliari presso la Sala Anfiteatro della Regione, alla presenza dell’Assessore regionale alla Pubblica Istruzione, Maria Lucia Baire e dell’Assessore regionale al Turismo e sindaco di Berchidda, Sebastiano Sannitu. Oltre a Berchidda (OT) epicentro della manifestazione, anche Calangianus, Codrongianos, Ittireddu, Monti, Mores, Olbia, Ozieri, Pattada, Telti e Tempio Pausania ospiteranno importanti eventi: una settimana intensa con grandi artisti quali Ornette Coleman, Ralph Towner, Enrico Rava e Mario Brunello, uniti quest’anno sotto il segno dell’aria. Prosegue infatti, il quadriennale ciclo dedicato agli elementi naturali inaugurato lo scorso anno con il tema dell’acqua, un vero e proprio connubio tra arte e ambiente. «Negli ultimi anni della manifestazione -  spiega  Paolo Fresu - ci siamo spostati sempre di più nelle campagne e nelle montagne circostanti. Abbiamo tenuto concerti tra la natura, in luoghi inusuali, visto che siamo circondati da un bellissimo paesaggio. Abbiamo pensato che una manifestazione come la nostra, frequentata da un pubblico così vasto, potesse diventare anche un momento di riflessione sui problemi ambientali. Durante il festival di Berchidda, si ha l’impressione di avere un pubblico particolarmente attento e la musica può essere anche un momento di confronto e riflessione». Una seducente formula in grado di esaltare ed estendere il linguaggio della musica e del jazz, un acuto strumento per stimolare la riflessione, promuovere importanti cambiamenti ed adottare ecologiche abitudini. La sensibilizzazione ambientale come filo conduttore che lega tra loro i concerti serali, la rassegna di film e documentari del regista Gianfranco Cabiddu, le iniziative “Green Jazz” volte a richiamare l’attenzione sul risparmio energetico e le energie alternative ed il laboratorio di educazione ambientale “Leggeri come l’Aria”, rivolto ai bambini.

L’aria buona da respirare delle incantevoli località che ospiteranno gli appuntamenti del nutrito calendario e l’aria emessa dagli strumenti a fiato che allieteranno la settimana musicale fino a tarda notte.

Il 10 agosto, a dar l’avvio ai grandi eventi saranno due singolari concerti tenuti per cielo e per mare, con la collaborazione di Meridiana e Sardinia Ferries: il primo, del violoncellista e sperimentatore Mario Brunello sulla tratta Milano Linate – Olbia ed il secondo, a bordo del traghetto Civitavecchia - Golfo Aranci, vedrà la partecipazione dell’organico della banda pugliese GirodiBanda e del gruppo Opa Cupa.

Ma non solo. Le novità che caratterizzano l’edizione 2010 sono tante. Dal grande Ornette Coleman, che comporrà appositamente per il festival i brani del suo concerto, alla partecipazione di Tomaso Novi,  maestro fischiatore proveniente da Pisa, dove insegna nella prima e unica cattedra di fischio in Italia.  Si sentirà la musica barocca di Scarlatti, l’armonica a bocca con Max De Aloe e Roberto Olzer e, nella serata conclusiva, il liuto arabo di Dhafer Youssef accompagnato da un quartetto acustico e dal promettente pianista ventiduenne Tigran Hamasyan.

Ogni anno crescono gli appuntamenti, i comuni ed i siti culturali coinvolti nella manifestazione. New entry, lo scenario della splendida basilica in stile romanico pisano di Saccargia, che ospiterà uno dei pianisti più apprezzati del panorama jazzistico europeo, Enrico Pieranunzi.

Un festival che, dal territorio di Berchidda, ha sapientemente saputo estendersi nelle aree circostanti ed abbracciare anche i sapori autentici dei prodotti locali e l’inconfondibile profumo del mirto e del ginepro. Una indubbia combinazione vincente di musica, arte ed ambiente.

Marilù Angheleddu
Erino Camillo Poli ,Cagliari


 
VIVA LA RADIO ! NETWORK – JOE BARBIERI IN TOUR CON MAISON MARAVILHA VIVA (Stefania Castaldo, Napoli) PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefania Castaldo - Napoli   


Napoli – Reduce da un lungo tour internazionale che ha decretato il successo del suo ultimo disco live “Maison Maravilha Viva”, Joe Barbieri sembra non conoscere sosta. Tante le città affascinate dal raffinato cantautore partenopeo che continuerà a girare la Penisola per tutta l’estate. Roma, Milano e Napoli le tappe dei prossimi concerti in programma a settembre. E poi? È tempo di fermarsi - si fa per dire visto che Joe è anche produttore discografico - e riordinare le idee.

Ha voglia di rimettersi a scrivere il figlioccio artistico di Pino Daniele che da buon “padre” lo ha nominato suo “erede naturale”. Ma alla domanda se si sente davvero così, Joe risponde: ”Pino mi ha tenuto a battesimo artisticamente parlando ed io conservo queste parole come un gesto di affetto.” “Abbiamo lavorato insieme – continua - ma oggi credo di dover dire che da un punto di vista stilistico le strade si sono un po’ allontanate anche se alcuni elementi comuni, come l’amore per la musica brasiliana, continuano a sopravvivere”.

Sono proprio le sonorità brasiliane insieme con il fado, la canzone francese, il tango, il jazz e la bossa nova gli elementi musicali che hanno formato Joe Barbieri consentendogli di trovare uno stile apprezzato ovunque. Stati Uniti, Canada, Austria, Svizzera, Giappone e Germania sono solo alcuni dei Paesi in cui il cantautore ha mietuto consensi. “Non mi aspettavo un tale riscontro considerato che il mio genere musicale non è quello che noi italiani siamo abituati ad esportare.” - dice con una certa sorpresa Joe Barbieri. “Cantare in italiano all’estero di fronte a tedeschi e soprattutto giapponesi entusiasti è una sensazione particolare. Nonostante la differenza linguistica la gente riesce a cogliere il flusso energetico che passa tra la musica e la sonorità delle parole.”

Piace Joe Barbieri non solo al pubblico, considerate le migliaia di copie vendute con gli album “In parole povere” e “Maison Maravilha”, ma anche alla critica. Vincitore tra l’altro del premio Lunezia Popon 2009, la “voce d’angelo”, come l’ha definito Le Nouvel Observateur, ricambia con le sue interpretazioni che sussurrano all’orecchio dell’ascoltatore emozioni di vita vissuta.

 
VIVALARADIO!NETWORK-A CAGLIARI PER LA PRIMA VOLTA IN CONCERTO GLORIA GAYNOR(Barbara Cadoni-Cagliari) PDF Stampa E-mail
Scritto da Barbara Cadoni - Cagliari   

 

Il primo luglio per la prima volta in assoluto, il pubblico cagliaritano ha potuto vedere Gloria Gaynor, la regina del soul e della discomusic, in concerto all'Anfiteatro romano di Cagliari. Si tratta di uno dei maggiori eventi dell'estate musicale del capoluogo, gestito ed organizzato dall'associazione culturale Karmalounge.
Gloria Gaynor continua a dare grande prova di se e in quasi due ore di concerto è riuscita a coinvolgere il pubblico dell'anfiteatro che ha risposto alla sua esibizione con grande calore e affetto cantando molti brani intramontabili,"I'm what i'm", "I love you babe" sino al pezzo che la ha portata al successo "I will survive" , rispondendo così alla perfezione alle aspettative dei suoi fans. Ma il concerto è stato anche un modo per ripercorre la sua storia musicale, iniziata in una band di musica jazz, quando di discomusic ancora non se ne parlava. Notevole l'energia che nonostante l'età la Gaynor riesce a mettere nella sua esibizione, emozionante sia nei pezzi cantanti in singolo che in quelli eseguiti in duetto con la voce maschile dei tre coristi che l'hanno accompagnata nella performance. La band con lei sul palco è invece tutta italiana. Forse la ricetta segreta del successo che riesce ancora ad avere è data proprio dalla grinta e dalla voglia di cantare per il suo pubblico. Si tratta in ogni caso di un personaggio di grande disponibilità e classe, come ha dimostrato ai nostri microfoni, ripercorrendo con noi le tappe più importanti del suo percorso artistico.
Da segnalare i Sunflower Quartet, giovane quartetto jazz cagliaritano che ha aperto il concerto di Gloria Gaynor. Si tratta di una band che sta ottenendo critiche molto positive negli ambienti specializzati e sta partecipando alle più importanti manifestazioni del genere. Nel loro concerto hanno presentato brani tratti dal loro album "Frattale", che raccoglie pezzi scritti e cantati in lingua portoghese, italiana e inglese, mettendo insieme un mix sonorità appartenenti sia alla cultura mediterranea che all'America latina.

Barbara Cadoni- Cagliari

 
VIVA LA RADIO ! NETWORK – SANDY MÜLLER CANTAUTRICE ITALIANA DALL’ANIMA CARIOCA (Stefania Castaldo, Napoli) PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefania Castaldo - Napoli   


 

Napoli - Gli ingredienti c’erano proprio tutti all’Arenile Realod di Bagnoli per garantire una serata davvero suggestiva. Colpo d’occhio sulle isole di Capri, Ischia e Procida, l’ora del tramonto e tanta, tanta musica d’autore “cantata sottovoce” da Sandy Müller. Impegnata per tutta l’estate in un tour che la vede sui palcoscenici italiani e esteri, la cantautrice italo brasiliana ha presentato alla movida napoletana il suo nuovo disco realizzato in collaborazione con il chitarrista e arrangiatore Claudio Pezzotta.

 

Dopo i primi due album, l’omonimo Sandy Müller (2005) e Linha (2007), la giovane artista si ripropone con le sue personalissime sonorità brasiliane in un doppio CD dal titolo Falsa Rosa. Undici brani tra inediti e cover famose come “Balla balla ballerino” di Lucio Dalla, “Samba do grande amor” di Chico Buarque, “Rosa Morena” di Dorival Caymmi e “Trilhos urbanos” di Caetano Veloso, cantate sia in italiano che in portoghese. Si perché Sandy esprime, come molti ormai, una italianità complessa a testimonianza di un Paese già diventato multietnico. Lei infatti è figlia di brasiliani di stirpe europea trasferiti a Roma e con famiglie divise tra Rio de Janeiro e San Paolo.

 

Non a caso Falsa Rosa rappresenta “il superamento della linea di confine tra l’Italia e il Brasile”. Come? Avvalendosi della collaborazione di musicisti italiani e brasiliani e proponendo la stessa canzone in entrambe le lingue. Ma la Falsa Rosa è anche lo specchio della realtà dei fatti. Di una verità che spesso riflette l’illusione del nostro tempo. “Una falsa rosa - spiega Sandy - che incanta con la propria bellezza, che può ferire lo stesso, nonostante le spine arrotondate, e che diffonde nell’aria un profumo a volte piacevole, a volte meno, così com’è l’odore della realtà. Dunque non lasciatevi illudere dalle apparenze.

 

Del resto la Sandy che abbiamo incontrato ha sì colori delicati come il biondo dei sui capelli e il celeste dei suoi occhi ma le tinte della sua anima sono vivaci e forti come quelle delle sue terre d’origine. Abbiamo infatti parlato con un’artista dalla personalità dolce ma determinata. Una cantante che sa il fatto suo e che ha scelto il garbo anche nel suo stile musicale per esprimere la sua professionalità.

Stefania Castaldo - Napoli

 
VIVALARADIO!NETWORK!-TUTTO IL ROCK DEL TEATRO DEGLI ORRORI (Barbara Cadoni-Cagliari) PDF Stampa E-mail
Scritto da Barbara Cadoni - Cagliari   

 

 

 

Il Teatro degli orrori finalmente in Sardegna, grazie al lavoro e all'organizzazione di Kuntra, associazione che si impegna a portare in giro per l'isola il meglio della musica indipendente italiana e non solo. E il Teatro degli orrori, senza esagerazioni, può essere definito come una delle migliori espressioni musicali presenti in Italia in questo momento, sia dal punto di vista strettamente musicale, sicuramente innovativo, che da quello estrememente indicativo dei contenuti. Band nostrana e composita racconta la sua storia musicale con due dischi all'attivo, è del 2007 "Dell'impero delle tenebre", mentre il secondo, "A sangue freddo" è uscito l'anno scorso. Grande successo di pubblico e di critica per loro che propongono un rock nudo e crudo, vicino alle tematiche sociali più impegnative, come dimostra il pezzo che dà il titolo al disco, dedicato all'artista nigeriano Ken Saro Wiwa. Dai loro lavori emerge anche un pessimismo non fine a se stesso, ma volto a trasmettere un messaggio che possa parlare alle coscienze e spingerle a prendere atto di quella che è la nostra realtà attuale. Come hanno detto ai nostri microfoni non vogliono essere delle fatue rock star ma proporre qualcosa di nuovo, nel contenuto e nella forma molto vicina al teatro, nella convinzione che ogni concerto rock abbia comunque in se qualcosa di teatrale oltre che ovviamente di spettacolare.

Barbara Cadoni-Cagliari

 
VIVA LA RADIO! NETWORK - UN DUO MOZZAFIATO: PETRA MAGONI & FERRUCCIO SPINETTI (Elisa Giacalone, MI) PDF Stampa E-mail
Scritto da Elisa Giacalone - Milano   

Un duo mozzafiato quello di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti che vanta record di concerti in Italia e all’estero. Voce cristallina e giocosa quella di lei, note acrobatiche quelle dell’ex contrabbassista della Piccola Orchestra Avion Travel, ed è Musica Nuda. Sembra un vero “colpo di fulmine” professionale, quello scoccato tra i due nel 2003, quando si incrociano durante una jam session. Da lì, basta mezza giornata e nasce il loro primo album, “Musica Nuda”. Un’esplosione di originalità, una freschezza musicale che li porta dritti in tournée in Italia e all'estero. La ricetta è essenziale: prendere un brano, denudarlo e rivestirlo col proprio stile, a metà tra pop, jazz e lirica, con un’interpretazione ironica e mai prevedibile. Il tutto condito con forza comunicativa, eleganza e stile, tutti elementi che non mancano in ogni esperimento del duo che ha realizzato un album di musica sacra, un live e un dvd registrato dal vivo a Parigi. L’ultimo album, “Musica nuda 55/21”, uscito per la prestigiosa Blue Note, segna un ulteriore passaggio creativo. Per la prima volta sono inclusi testi originali, scritti da loro e da altri autori come Pacifico, Cristina Donà, Nicola Stilo, Stefano Bollani e David Riondino.

In anteprima assoluta, a Milano, nei giorni scorsi, alla Feltrinelli di piazza Piemonte, il duo ha interpretato alcuni brani di Fabrizio De Andrè, nell’ambito del progetto discografico “Canti Randagi 2”, una raccolta pensata e proposta da “Cose di Musica”. Con il patrocinio della “Fondazione Fabrizio De André – Onlus”, Cose di Musica ha voluto onorare, a dieci anni dalla sua scomparsa, la sperimentazione linguistica del cantautore genovese, attraverso dieci formazioni musicali che hanno riletto un brano dell’artista, adattandolo al rispettivo dialetto regionale e alle proprie sonorità. Il contributo del duo? La Romance de Marinelle, in francese naturalmente, quasi fosse un “dialetto internazionale”. Una provocazione che rende omaggio egregiamente a uno dei capisaldi della canzone d'autore italiana.

 

 
VIVA LA RADIO! NETWORK - CHIARA CIVELLO PRESENTA IL SUO ULTIMO ALBUM, 7752 (ELISA GIACALONE, MILANO) PDF Stampa E-mail
Scritto da Elisa Giacalone - Milano   

Un album solare, ricco di luce, a giudicare anche dalla copertina. Interamente bianca con il volto di Chiara Civello che fa capolino dal basso. 7752, terzo album della cantautrice romana che ormai vive più all'estero che in Italia, è una spensierata alchimia tra rock anni '60, melodia italiana, beat e R&B. Ancora una volta, Chiara Civello sfugge ad ogni etichetta. Non solo jazz. Ma musica brasiliana, blues, soul, funky, anche musica d'autore. Essere collocata in un genere è una questione che non la sfiora affatto. Sorride radiosa, sul palco della libreria Feltrinelli, a Milano, raccontando e musicando alcuni brani del suo ultimo cd, 7752. "Un numero -- afferma - può dire più di tante parole" e 7752 è un numero chiave nella vita artistica di Chiara: la distanza in chilometri che congiunge in linea d'aria New York e Rio De Janeiro. A New York vive da anni e a Rio ha concepito il suo ultimo lavoro. 7752 nasce, infatti, in Brasile. Presenza cardine dell'album, Ana Carolina, la star del pop brasiliano, con cui ha scritto e interpretato "Resta", da tempo in cima alle classifiche in Brasile. L'album è impreziosito dal contributo di guest star internazionali: oltre ad Ana Carolina alla chitarra acustica, potrete ascoltare Mark Ribot alla chitarra elettrica (leggendario chitarrista di Tom Waits), Jaques Morelenbaum al violoncello e arrangiamento d'archi, Mauro Refosco alle percussioni e Guilherme Monteiro alla chitarra. La ritmica di Gene Lake e Jonathan Maron è poi esaltante. Di strada ne ha percorsa Chiara Civello, partita a diciotto anni per andare a studiare a Boston, al prestigioso Berklee College of Music. Ora ha trentacinque anni, è stata la prima artista italiana della storia a incidere con la Verve Records, monumento della discografia jazz americana e casa discografica di icone dal jazz come Charlie Parker, Duke Ellington, Billie Holiday ed Ella Fitzgerald. Il suo album d'esordio, Last Quarter Moon, ha venduto 32.000 copie, un traguardo nel mondo del jazz che l'ha inserita nell'olimpo dei nuovi songwriter della scena musicale internazionale. Eppure, Chiara Civello sembra inconsapevole del successo avuto, le basta la chitarra o il pianoforte, per dar vita ad atmosfere esotiche e colorate e al contempo rimanere intima, quasi suonasse tra amici. E con questo ultimo lavoro, più che mai. Canta, si ascolta, si perde tra i testi e le note alla ricerca della sua voce più genuina, affinché emerga liberamente. E' come se si stesse spogliando delle sovrastrutture accademiche, degli artifici retorici e facesse affiorare se stessa, delicatamente. I testi, stavolta, sono tutti scritti da lei e quelli in italiano superano quelli in inglese. Un riavvicinamento alle origini, alla lingua così come ai suoni. Una Chiara Civello più intima quindi, che si racconta, strizza l'occhio ai suoi fan ed emerge, autentica. Così come emerge dalla copertina del suo album.

Elisa Giacalone, Milano

 
VIVALARADIO!NETWORK- GEGE' TELESFORO IN TOUR CON "SO COOL" (Barbara Cadoni-Cagliari) PDF Stampa E-mail
Scritto da Barbara Cadoni - Cagliari   




A pochi mesi dall'uscita del suo nuovo album, Gegè Telesforo lo porta all'attenzione del pubblico cagliaritano grazie al lavoro e all'organizzazione dell'associazione La via del Collegio, che lo ha potuto ascoltare all'Fbi di Quartu S.Elena.
"So cool" è frutto di un lavoro di grande intesa, nato quasi per divertimento tra grandi talenti musicali che si incontrano in un clima di grande sintonia e uniscono le loro doti in un mix unico e inconfondibile. Oltre a Telesforo alla voce e alle percussioni, suonano con lui: Max Ionata ai sassofoni, Alfonso Deidda al pianoforte e flauto, Dario Deidda al contrabbasso e Amedeo Ariano alla batteria. Tutti nomi di prim'ordine nel panorama del jazz internazionale.
Il tour italiano è solo la prima tappa che vedrà poi questo lavoro andare in giro per il mondo.
Parlando con Gegè ai nostri microfoni ciò che è emerso con forza è il grande amore a la grande passione per il suo lavoro. Non sembra che l'avere rinunciato alla carriera televisiva gli sia costato molto, ma sembra piuttosto chiaro, come facendo musica sia riuscito a trovare la sua vera dimensione. Il periodo americano e l'incontro con Ben Sidran, rappresentano il punto di svolta nel suo percorso musicale, portandolo ad avere grandi successi e riconoscimenti negli States.
E' però evidente che ci si trova davanti ad un musicista che ha abbinato, nel corso della sua carriera, il talento personale allo studio, anche a costo di grandi sacrifici, che non tutti oggi sembrano disposti a compiere in nome del "tutto e subito". E riguardo a questo si mostra critico nei confronti delle multinazionali e delle loro priorità di produzione. In effetti quello che dice dovrebbe far riflettere, soprattutto riguardo alla diffusione di prodotti sempre più standardizzati, creati ad uso e consumo di target ben studiati e delimitati. In un panorama di questo genere sembra quasi un vanto produrre un disco con un'etichetta indipendente, perché in fondo è vero che la musica deve essere qualcosa di assolutamente naturale, figlia del talento, della passione e dello studio, senza forzature.
Il pubblico, molto vario soprattutto per età, sembra avere gradito molto questo suo ultimo lavoro, in un concerto che è stato veramente un momento di grande musica. La performance di Gegè ci ha inoltre dimostrato che lo scat è una tecnica che richiede veramente una grande preparazione. Ad ascoltarlo con attenzione sembra davvero che il cantante dialoghi con gli altri strumenti musicali, capace di portare cuore e mente altrove.

Barbara Cadoni - Cagliari
 
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