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Cosa ci fa Simone Cristicchi in Russia? Dalle scene del teatro Ariston che nel 2007 lo consacrarono definitivamente nel gotha della musica italiana, il giovane cantautore romano ha da qualche tempo iniziato a calcare altre scene, appassionandosi sempre di più al teatro. Suoi C.I.M. - Centro d'Igiene Mentale, esperimento di teatro-canzone alla Giorgio Gaber, e Centro d'Igiene Mentale - Nuove Storie dal Manicomio del Mondo, più vicino al teatro civile tradizionale; due spettacoli a cui nel 2010 si aggiunge Li Romani In Russia - Racconto di una guerra a millanta mila miglia.


E così torniamo alla nostra domanda iniziale. Tratto dall’opera omonima del poeta romano Elia Marcelli, lo spettacolo prende la forma di un intenso monologo, a cui Cristicchi riesce a fornire il giusto equilibrio, passando abilmente dalla comicità popolare (a volte rude e grottesca) ad un perfetto vigore drammatico. La grande presenza scenica del cantautore e il suo accento romanesco lo rendono ancora più credibile nei panni dell’attore, la cui interpretazione viene resa ancora più ardua dalla forma particolare del testo di Marcelli, che combina la metrica dell’ottava classica dei grandi poemi epici con il dialetto di borgata, tanto che pare di essere direttamente catapultati a Trastevere.


Curato dalla regia di Alessandro Benvenuti, Li Romani In Russia racconta uno degli episodi più tragici e cruenti della nostra storia passata: la disastrosa campagna militare dell’esercito italiano in Russia (1941-1943), voluta da un Mussolini sempre più inebriato dal sogno colonialista. Protagonisti di queste vicende, Giggi, Mimmo, Peppe, Nino, Nicola, Remo, un gruppo di giovanissimi soldati della Divisione Torino che, dopo la partenza dalla caserma della Cecchignola, si trovano a dover affrontare nemici reali e nemici invisibili, ma non meno mortali, come la fame, il freddo, la rabbia e la paura.


Un coro di pensieri e parole per una voce unica, che commuove e fa sorridere, emoziona e scuote le coscienze, impressiona e turba nel profondo dell’anima, man mano che ci si avvicina alla verità di questa pagina nera della storia d’Italia.


Veronica Monaco

 

ginevra di marco1

Al Folkclub di via Perrone a Torino, le sorprese e la buona musica sono di casa infatti sul palco è arrivata una delle voci più ricercate della musica italiana, Ginevra di Marco, grande interprete e voce già acclamata, ha conquistato senza troppi giri, due premi Tenco, l’ultimo con Donna Ginevra (2009).

 

In compagnia di due grandi amici di sempre Francesco Magnelli (già CSI e PGR) e Andrea Salvadori (Musicista, compositore, videomaker, dirige il Centro di Produzione per il suono e l’immagine Funambulo), presentano in versione acustica o quasi, i brani presenti nel nuovo album Canti, Richiami d’amore, cd acquistabile solo ai concerti, in cui Ginevra propone canzoni d’autore e canti popolari egregiamente interpretati e arrangiati, in un’atmosfera densa di pathos e calore.
Si spazia dai brani del nuovo cd Brace (CSI), L’ombra della luce (Battiato), Sidun (De Andrè), La Sposa (Giuni Russo), intensa interpretazione di brani già fortemente evocativi, Gracias a la vida, Ederlezi, Amandoti, Cinquecento catenelle d’Oro, fino a chiudere con il brano che Ginevra stessa dichiara essere un canto alla vita, uno delle più belle poesie scritte da Giovanni Lindo Ferretti, Montesole. Saluta il pubblico ricordando che ha una figlia di 7 mesi a cui badare e con lo spirito di sempre, che la rende speciale, se ne va, lasciando in tutti i presenti una tranquillità terapeutica, direi, grazie alla sua esplosione vocale!

 

Rapiti e travolti dalla sua voce potente e dalla sua presenza, Ginevra racconta molto più di quanto possano dire le canzoni che interpreta, una vera perla per il panorama musicale italiano, purtroppo oscurata dalle grandi major, ma questo non ferma la vera musica e in questi casi mi basta affermare che l’Arte è donna! Aggiungerei che il gioco forza è rappresentato dall’amicizia che trapela innegabile tra i tre compagni di avventura, un’avventura che sigla ancora una volta un grande talento e una grande anima.

Chiara Bianchi , Torino

Torniamo poi sul palco del Teatro Civico per il terzo concerto della serata, dove sono gli Amour Fou a farla da padroni, portando in scena il loro ultimo album " I moralisti", dedicato al tema della morale nella società contemporanea, da cui traspare un messaggio molto forte, ovvero, la difficoltà per i giovani di individuare quali siano gli attuali valori di riferimento, molto diversi da quelli delle generazioni precedenti.

I testi degli Amour Fou hanno una forte connotazione d'inchiesta a partire dal titolo di ogni canzone ed Alessandro Raina alle nostre telecamere, ci anticipa che l'ultimo progetto vuole valorizzare nuove suggestioni, piene di solarità alla ricerca connotazioni sonore alternative . Ascoltando il loro concerto, riusciamo a cogliere una leggera malinconia legata ad arrangiamenti che ricordano la new wave romantica della fine degli anni 80'che accompagnano testi forti, sempre pieni di coerenza civile.

Barbara Manca, Cagliari

Torino, Hiroshima mon Amour. Ne è passato di tempo da quando Cristina Donà in compagnia di una chitarra riempiva di accordi la sala semi deserta, come ricorda lei, del vecchio Hiroshima mon Amour in via Belfiore a Torino, ne è passata di acqua sotto i ponti, di storie ne ha scritte e suonate in giro per il mondo. Scoperta negli anni ’90 da Manuel Agnelli, produttore del suo primo album Tregua (1997), Cristina è cresciuta attraverso l’esperienza musicale ed artistica, senza mai dimenticare la sua anima. Ed oggi più che mai rappresenta, non solo una voce affermata e del tutto singolare, ma soprattutto un esempio di classe, eleganza artistica e grande professionalità, senza dimenticare la sua immensa passione per la musica che imponente trapela da ogni parte del suo corpo!

Davanti ad un gremito pubblico Cristina Donà e la sua vincente squadra di professionisti ( Saverio Lanza, Piero Monterisi e Emanuele Brignola ) ha emozionato il pubblico a fior di pelle, creando un’atmosfera del tutto intima già con il brano di apertura Stelle buone, a seguire alcuni brani di Torno a casa a piedi,




album del 2011 che tra pochissimi giorni compirà un anno! Da Miracoli a Un esercito di alberi, da In un soffio ad una versione dal nuovo sound di Giapponese (l’arte di arrivare a fine mese), una grintosa Tutti che sanno cosa dire e Torno a casa a piedi che merita un prologo e così Cristina si diverte tra un pezzo e l’altro narrando scene di incontri amorosi, dal fragile epilogo… Tra ricordi e presente, il momento da brividi arriva quando propone una versione live di Invisibile, tutti sono sospesi nell’estasi…. Che meraviglia!

Propone una versione di Settembre solo voce e batteria, davvero disarmante e tra i vecchi successi ancora Goccia.

Ma sono le sue parole, i racconti, i suoi gesti e la sua comunicabilità a trasformare una serata di musica d’autore in un momento magico da conservare nell’album dei ricordi, perché non c’è modo migliore di fare arte:restando se stessi, liberi da ogni convenzione, così vedo Cristina... una donna dalle splendide capacità canore e di una semplicità che va al di là di qualsiasi pregiudizio.

L’arte è donna! E’ proprio il caso di dirlo!

Torino - Chiara Bianchi

 

P.s. ringraziamo Francesca Divella per Altomusic per la collaborazione. 

 

Non poteva mancare certo la Sardegna tra le tappe del tour di Ivano Fossati. Così il cantautore genovese arriva al Teatro Lirico di Cagliari per presentare Decadancing, il suo ultimo lavoro.

Un concerto a rischio di cancellazione per un improvviso problema di salute, ma che infine si è tenuto e con ottimo risultato.

La platea che accoglie Fossati non è giovanissima ma neppure troppo avanti con gli anni, quasi a tracciare una immaginaria linea di collegamento tra le generazioni, rappresentata appunto dalla sua musica. Grande riscontro di pubblico, dunque, per quello che può essere considerato una delle pietre miliari della panorama musicale italiano.

Giudizio di valore non scontato ma reale questo, soprattutto se si guarda all'aspetto dell'esecuzione in senso stretto. Sul palco una batteria, due chitarre, un violoncello, una fisarmonica, due pianoforti e in alcune occasioni un flauto traverso, una mandola e un theremin, per gli arrangiamento di Pietro Cantarelli. Una deriva decisamente rock, che si accompagna alla tecnica di alto livello dei musicisti, con buona pace di chi spesso taccia gli artisti nostrani di essere dei meri esecutori.

Non è sicuramente il caso di Fossati. Ma a quanto pare non basta questo per farlo continuare in questo percorso sul quale di trova, si può dire, da tutta la vita. Come già anticipato in precedenza, ha confermato anche in questa occasione che si tratta del suo ultimo tour. Ma per tutti i suoi fans ha tenuto a precisare: “Tutto vero, ma se volete un consiglio, almeno nelle prossime due ore non pensateci così come non ci sto pensando io”. Loro sul palco si sono sicuramente molto divertiti nelle due ore di concerto e per tutti i presenti questa performance varrà come un orgoglioso: “Io c'ero”.

 

Barbara Cadoni, Cagliari

 

Al FolkClub, nel cuore di Torino, una grande voce ha emozionato il pubblico pagante e soddisfatto. E’ una serata speciale, un momento di riflessione con Rossana Casale e la sua band. Mettendo in scena l’omonimo cd Merry Christmas In Jazz (2009) da Rossana Casale prodotto e pubblicato, dedicato alle canzoni che hanno raccontato il Natale americano negli ultimi 50 anni. Le parole d’ordine della serata sono Amore per il Jazz, Serietà, Versatilità ed Espressione Musicale e artistica. 

Nel concerto propone i brani più conosciuti, da Silent Night, che la Casale racconta in un atmosfera sospesa, a The Christmas Song, portata al successo da Bing Crosby negli anni quaranta, fino a I’ll be home for Christmas, canzone dei soldati della Seconda Guerra Mondiale, l’inedito Come for Christmas, scritto dalla stessa Casale, si aggiungono alla lista: My favourite things, dal musical Tutti insieme appassionatamente, Some other time di Leonard Bernstein, A child is born di Thad Jones e I’ve got my love to keep me warm di I. Berlin.


 Il risultato è un concerto travolgente, magico, dove ogni canzone rappresenta un pezzo di storia, di emozionante e completo racconto del Natale americano, ma che facilmente si mescola con i sentimenti e le emozioni di chi americano non è. Come già in occasione del Natale 2010 Rossana sul palco del Folkclub di Torino era accompagnata dal prestigioso quartetto, al suo fianco nella strada che l’ha condotta alla conquista dell’olimpo del miglior Jazz Italiano, e che anche quest’anno Francesco Sotgiu (batteria), Roberto Regis (sax), Luigi Bonafede (piano) e Aldo Mella (basso) hanno reso speciale e indimenticabile un concerto dalle forti vibrazioni. Bravi Maestri e brava Rossana, una voce che ha da insegnare a molte voci italiane.

Chiara Bianchi - Torino

Lo chiamavano Joe, erano gli anni ’80, la sua voce restava attaccata alla pelle e non se ne andava più, calda, sensuale e per usare un tecnicismo baritonale.

Quella voce è diventata l’asso vincente dei La Crus, storica band, dal gusto italiano pieno di amore e passione per i Grandi artisti della musica italiana da Ciampi a Fossati, da Tenco a Battiato, che con grande maestria hanno plasmato il meglio di questi grandi nomi per mettere al mondo creature proprie, canzoni meravigliose piene di pathos e sentimenti, grazie anche ad un suono minimal a tratti elettronico. 

Negli anni ’90 i La Crus riportano in auge vecchi brani italiani, scalando le classifiche con Pensiero stupendo di Patty Pravo.

Oggi Joe, artista affermato, produttore discografico e bassista, si trasforma da crisalide in farfalla, una maestosa e bellissima farfalla… e si presenta come Mauro Ermanno Giovanardi, solista.

Ho sognato troppo l’altra notte?, disco dalla semplicità disarmante, racconta tra le righe lo studio e l’amore per la musica italiana del suo protagonista, mescolando un cammino musicale personale lungo vent’anni.

Parliamo di canzone d’autore che con suggestioni del tutto particolari ci permette di fare un viaggio nei suoni e nei ritmi tutti italiani dagli anni ’60 ad oggi, con il supporto di un linguaggio poetico e letterario attualissimo.

La serata dell’Hiroshima non rende giustizia a cotanta bellezza sonora, il pubblico è composto di pochi intenditori… ma l’atmosfera è piuttosto calda e accogliente.

Apre la serata (ed apro qui una lunga parentesi) un’altra splendida voce italiana, con una storia alle spalle e una serie di esperienze musicali di rilevanza, parlo di Lele Battista, per i più conosciuto come voce dei La Sintesi, gruppo italiano che partecipò a Sanremo nel 2002 con il brano Ho mangiato la mia ragazza.

Dopo 2 dischi con i La Sintesi, inizia la sua carriera artistica solista, il suo primo album Le Ombre, scritto in collaborazione con Giorgio Mastrocola (già chitarrista dei La Sintesi e di Franco Battiato), complessivamente un disco dal suono rock raffinato e psichedelico, dall’impatto immediato.

Ma venendo ai brani proposti in questa serata, Lele è solo sul palco dietro al suo pianoforte, presenta i brani del suo ultimo disco Nuove esperienze sul vuoto (2010 – Mescal). Il suo primo singolo, Il nido è una poesia sull’amore, Nutrire la mente, L’arte di essere felici, in tutti i brani si percepisce l’amore nascosto tra le parole e la musica, tra la ragione e il sentimento.

Artisti come Lele Battista meriterebbero più attenzione, l’ascolto di buona musica aiuta le menti!

Nel suo disco c’è Attento brano cantato con la collaborazione di Mauro Ermanno Giovanardi dalla ritmica Industrial.

E torniamo al nostro Joe, che sul palco dell’Hiroshima apre il concerto con Se perdo anche te (adattamento in italiano di Solitary man, un brano di Neil Diamond portato al successo nel 1967 da Gianni Morandi), ma non è solo… per la serata di Torino è accompagnato da Violante Placido con la quale duetta nella splendida rilettura in italiano di Bang bang (di Sonny & Cher). Il nostro Giovanardi ci regala l’ascolto dei brani che compongono il suo ultimo lavoro da La malinconia dopo l’amore, in studio cantata con Syria, Desìo (Il rumore del mondo), l’evocativa Un garofano nero (scritta con la collaborazione della poetessa Tiziana Cera Rosco), al successo presentato al Festival di Sanremo Io confesso, dal marchio La Crus.

Ma le sorprese riservate al pubblico torinese non finiscono, Giovanardi regala brani quali Inverno di De Andrè, Le paure (un brano dei bravissimi Non voglio che Clara, riproposto in una collaborazione con Syria nell’album Un’altra me), Stelle buone di Cristina Donà, Io sono uno di Tenco, Se perdo te di Patty Pravo, dal suo primo album da solista Cuore a nudo (2007) propone la splendida Testamento d’ amore e con l’armonica apre a vecchi ricordi “La Crussiani… Dentro me dall’album Come ogni volta (1997).

Chiudono la serata sul palco Violante e Mauro con tutta la band, che da professionisti hanno tenuto bene tutto l’insieme e trasmesso affiatamento e voglia di continuare a crescere sempre più, con il brano Femme Fatale dei Velvet Underground.

Ho sognato troppo l’altra notte? e Nuove esperienze sul vuoto ci insegnano attraverso i loro protagonisti che la musica italiana ha ancora tanto da dire e che non sono solo canzonette!

Chiara Bianchi, Torino

 

La sala Santa Cecilia dell’ Auditorium Parco della Musica di Roma, sembra per due ore una strada della vecchia New Orleans: Raphael Gualazzi, genio del pianoforte inizia il suo show musicale con una canzone tratta dall’ultimo album Reality and Fantasy Special Edition, “Zuccherino dolce”, brano tra i più ironici della produzione di Gualazzi con un testo scritto da Oliviero Malaspina.

 

Non può poi mancare un brano dedicato a  New Orleans, la capitale del jazz e del blues, a cui Gualazzi dedica il brano omonimo che racconta il sogno di un viaggio nella città che più di ogni altra ha ispirato i musicisti di tutto il mondo.

 

Su un ritmo che si rifà alla migliore tradizione, raggae nasce invece la versione originale di “A Three Second Breath”. Uno spettacolo live davvero esaltante, musica che tocca l’anima del pubblico, partecipe sin da subito alle note che giungono violente dal palco. Una band di musicisti straordinaria, un coordinamento di strumenti eccellente.

 

E’ impossibile restare immobili a quel ritmo fatto di sonorità ragtime, blues e jazz. Raphael Gualazzi accarezza il suo pianoforte,  le sue mani si modellano e si infiammano con i tasti. La particolarissima musica di Raphael nasce dalla fusione della tecnica rag-time dei primi anni del '900 con la liricità del blues, del soul e del jazz nelle loro forme più tradizionali, e si miscela con influenze più recenti e innovative assorbite da artisti quali Jamiroquai e Ben Harper.

 

Una serata indimenticabile, incorniciata dalla standing ovation finale per Gualazzi e la sua band di musicisti: Giuseppe  Conte alla chitarra, Christian Marini alla batteria, Manuele Montanari al contrabbasso, Massimo Valentini al sax baritono, Enrico Benvenuti al sax tenore e Luigi Faggi alla tromba.

 

Un sincretismo di musica, spirito e genio artistico. Note che inducono a sognare, basta chiudere gli occhi per ritrovarsi in un mondo unico.  Rafhael Gualazzi con la sua musica arde la sala Santa Cecilia, che sembra ipnotizzata alle note di questo giovane e straordinario artista.

 

Rossella Di Ponzio, Roma

 

Mario Riccardo Migliara, direttore artistico del Teatro dell’Opera di Milano sceglie la Carmen di Bizet per il debutto della stagione 2011/2012. Un’opera di grandi passioni, a cui il regista ha voluto associare una particolare architettura di ispirazione cromatica. «Il perché scegliere il colore come protagonista di un’opera sta nelle valenze nascoste ed evidenti dell’opera stessa – afferma Migliara -. Carmen è un tutt’uno, un ribollire di elementi vitali che emergono costantemente in ogni pagina della partitura. Il colore della vita pagana è il Rosso. In tutte le sue sfumature costruisce e definisce ancora di più la scena. Il colore è protagonista simbolico della porzioni di tempo espressa nell’opera in tutti i suoi particolari». In attesa del debutto di Milano che avverrà il 10 e 11 dicembre al Teatro Smeraldo, la compagnia ha omaggiato la cittadinanza con il concerto “Un Coro per la Città” che ha portato in scena alcuni tra i più celebri motivi della storia della musica lirica con le voci della Corale Lirica Ambrosiana, che festeggia i 50 anni di attività, e l’Orchestra Ueco, United Europe Chamber Orchestra diretta dal Maestro Roberto Ardigò. Il concerto, che rinnova la volontà del Teatro dell’Opera di portare l’opera in un teatro popolare, ha inaugurato la Stagione Lirico–Sinfonica del Teatro Smeraldo.

La compagnia del Teatro dell’Opera è attenta anche all’ambiente: la stagione 2011/2012 è infatti progettata secondo i canoni dell’eco sostenibilità attraverso la promozione di veicoli elettrici utilizzati per la movimentazione personale, la progettazione di scenografie con l'utilizzo di fibra ottica e a basso consumo di energia, il riciclo di materiali di scarto per la lavorazione delle scene, l’installazione di pannelli solari nei luoghi di produzione della compagnia.


Veronica Monaco, Milano

 

Ecco le date della stagione 2011/2012 del Teatro dell’Opera:

CARMEN

Sabato 10 e Domenica 11 Dicembre  Milano

Venerdì 13 gennaio Nova Milanese

Sabato 21 Gennaio  Monza

Domenica 15 Gennaio Venaria 

LA BOHEME

Sabato 28 Gennaio Saronno

 Sabato 4 Febbraio Varese

Sabato 11 Febbraio  Monza

Giovedì 16 Febbraio Seregno

Giovedì 23 Febbraio Busto Arsizio

Domenica 26 Febbraio  Venaria

Domenica 4 Marzo Padova

Venerdì 9 Sabato 10 e Domenica 11 Marzo Milano

TOSCA

Venerdì 2 Marzo Villadossola

Sabato 17 Marzo Mede

Giovedì 22 Marzo Busto Arsizio

Sabato 24 Marzo Varese

Giovedì 29 Marzo Seregno                                                          

Venerdì 30 Marzo La Spezia

Sabato 31 Marzo e Domenica 1 Aprile Milano 

CENERENTOLA

Giovedì 12 Aprile Seregno

Sabato 14 Aprile 2012 Monza

Sabato 21 e Domenica 22 Aprile Milano

Venerdì 27 Aprile Varese

Giovedì 10 Maggio Busto Arsizio

Sabato 12 Maggio Villadossola

Benvenuti nella musica italiana, quella della Canzone d'autore,  quella  vera, reale, fatta di storie, racconti, drammi quotidiani che appartengono ad ognuno di noi, quella fatta di buona musica, melodie familiari e ritmi che ti restano in testa.
Sul palco dell'Hiroshima Mon Amour trovano spazio due cantastorie diametralmente opposti, ma legati da una licenza poetica assicurata!

Il primo artista ad esibirsi è il torinese Vittorio Cane, all'anagrafe Claudio Cosimato, all'attivo due dischi, Secondo (Innabilis – 2008) e Vittorio Cane (Innabilis – 2005) e un libro Tre Tempi  (Manufattura Torino Poesia – 2010) che contiene i testi delle sue canzoni più alcuni inediti.

Vittorio Cane, accompagnato dalla sua band, gioca in casa e propone il nuovo album Palazzi  (Innabilis/New Model Label – distribuito Audioglobe -2011). Il timido cantastorie, abbracciata la chitarra, con  la sua voce scordata ci trascina nell'ascolto delle sue poesie. Storie di vita raccontate tra ballate e ritmi pop, in un teatrino emozionale fatto di nostalgie, sfighe quotidiane e malinconie e pensieri profondi.
Tra i brani più interessanti  Quello che, primo singolo estratto dall'album  (interessante anche il videoclip con la regia di Veronica Pianetti),  introspettivo e cantabile, ti  resta nella testa e non esce più!
Mai , Umano davvero raffinata e intensa, A Milano, Non ne ho, Palazzi, A casa Mia, Responsabilità resa unica dall'organetto, brani melodici quanto basta da fare invidia a tanti cantautori pop italiani. Sto Bene  scritta con la collaborazione del romanziere Claudio Frascella, poesia dell' Io, della mancanza, se vuoi sapere come sto /  fai conto che sto bene  /  anche se non me l'hai chiesto  / e non so neppure dove sei.
Ripropone brani dai vecchi album, successo riconosciuto dal pubblico che lo accompagna, è sicuramente il brano Domenica, che trovò la collaborazione dell'amico Mao.


Il secondo a salire sul palco con "azienda"a seguito è Brunori Sas, nella persona di Dario Brunori, calabrese d'origine, classe '77, dopo collaborazioni precedenti con il collettivo Minuta e la band Blume,  inizia la sua carriera solista nel 2009, con la pubblicazione di Vol. 1, con il quale vince il Premio Ciampi 2009 come miglior esordio e nel 2010 Targa Siae/Club Tenco 2010 come miglior esordiente.
A due anni esatti dal pluripremiato Vol. 1 Dario Brunori torna con Vol. 2: Poveri Cristi (Picicca Dischi 2011– Warner Chappell Music Italiana- Audioglobe). Dopo aver descritto nel precedente album il suo universo personale, si lascia alle spalle la nostalgia e affronta il presente posando lo sguardo sulla vita degli altri.
Sul palco l'energia e la vitalità di questo eccentrico personaggio, dalla camicia stile seventy,  non lasciano dubbi al pensiero che si tratta di un grande artista. Con disciplina ed una nota d'ironia interagisce con il pubblico  e nelle sue canzoni racconta storie malate di amori finiti e di amori eterni, storie di lavoratori e persone comuni, storie che appartengono ad ognuno di noi.
Lo fa con la classe di chi sa contraddistinguersi. Musicalmente coinvolgenti i suoi Poveri Cristi:  Il giovane Mario, Lei  lui  Firenze, Rosa primo singolo estratto dall'album, particolare anche il video, la regia firmata da Giacomo Triglia, Una domenica notte, Il suo sorriso, La mosca, Bruno mio dove sei, Animal colletti, Tre capelli sul comò, Fra milioni di stelle, vengono a galla utilizzando parole semplici, ma mai banali con melodie e ritmi Made in Italy, che ricordano il gusto del buon cantautorato italiano. Tra i brani proposti del Vol.1, Paolo, Guardia 82 e Nanà.
Una nota di merito alla sua band   (Simona Marrazzo - cori, tamburello; Dario Della Rossa - tastiere; Massimo Palermo - batteria;   Mirko Onofrio - sassofono e fiati; Stefano Amato - violoncello, chitarra) che con grande sobrietà e professionalità hanno reso il live intenso e senza sbavature.
Brunori ringrazia a fine concerto e chiude dicendo:  <<Uniamo l'utile all'utile, per fare l'inutile>>, a voi tutti il giudizio finale... di un povero Cristo.
Benvenuti nella musica d'Autore italiana, quella vera, pulita e immortale, quella che lascia sempre un po' di speranza a questo Paese confuso.

Chiara Bianchi -Torino

 

 


 

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