Viva La Radio! Network ha intervistato al Teatro Camploy di Verona, Cesare Picco, eccellente improvvisatore ed abile "pittore di emozioni". Per Picco, infatti, il pianoforte è come una tela su cui dipingere, con il soffice tocco dei tasti, delle sensazioni e dei contenuti destinati a rimanere indelebili nella percezione di chi li ascolta e li comprende. Uno stile unico, un alfabeto sonoro personale in grado di coniugare la formazione classica dell'artista con l'uso dell'improvvisazione totale come veicolo per approfondire i diversi linguaggi melodici dal jazz, al classico, all'elettronico...
Il pathos esecutivo è accresciuto dall'ausilio di numerosi strumenti complementari al piano e dallo stesso coinvolgimento fisico di Picco, che si muove sullo sgabello come se fosse posseduto da una forza superiore che lo trascina sulla tastiera e lo fa sobbalzare: la forza della musica. Quella stessa musica che per l'artista - che ha iniziato a studiarla all'età di soli quattro anni - è vita, anima, passione, ma soprattutto ricerca. Quasi un tormento, una brama di sperimentare,irresistibile: nel 2006 ha suonato alla Scala con Luciana Savignano e con Ascanio Celestini al festival di Ravello, ha collaborato con artisti pop italiani come Luciano Ligabue, Samuele Bersani e Giorgia, o stanieri come Michael Bublè e i Simply Red e con altrettante orchestre classiche, di Menchester, Berlino e dei Pomeriggi Musicali. Si è persino occupato di un'opera lirica per l'Arena di Verona con il Viaggio di Hans.
Anche il nuovo The East West Piano solo Concert è una sfida in solitaria di Cesare Picco, che concepisce l'Est e l'Ovest non solo come due semplici punti cardinali, ma come due distinti parametri di riferimento ricchi di carico storico ed emotivo. Sono due veri e propri orizzonti creativi rispetto ai quali Picco auspica un'integrazione.
Ma la sperimentazione più spinta dell'artista si trova in Piano Piano, un viaggio pianistico del 2009 diviso in due parti: Songs, il primo album, e Blind.Date- Concerto al buio, il secondo. Ed è proprio qui la novità assoluta di Picco: dall'ottavo al trentaquattresimo minuto della registrazione tutto ciò che viene creato è suonato rigorosamente al buio. Si tratta del primo concerto al buio della storia musicale. É proprio dall'oscurità che nasce l'illuminazione: il buio permette di ascoltare la musica con altri occhi. Lo sforzo creativo di Picco si concentra sul tentativo di rimettere al centro dell'attenzione la vera musica, e solo quella, in una società asservita alla dittatura dell'immagine e alla musica del consenso, che non vuole infastidire, che asseconda voglie e facili istinti.
Gaugin, per tornare alla metafora iniziale della pittura, diceva di chiudere gli occhi per vedere meglio.
Ottima l'organizzazione a cura di Eventi Verona.
Eleonora Borghesani, Verona
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