Dopo la parentesi nel Medio Campidano, si riaccendono i riflettori nel suggestivo palcoscenico del Teatro Massimo per la 14° edizione di “Forma e poesia nel jazz”, con il chitarrista cagliaritano Giorgio Murtas .
Spesso malinconico e intimista, qualche volta sperimentale e poetico, quasi sempre lodato dalla critica è uno dei più straordinari talenti della musica jazz. Seguirne il percorso artistico significa ripercorrere la storia di un grande artista, che ci ha abituato negli anni ad idee sempre nuove ed originali.
Anche chi è profano di questo genere musicale, ma si abbandona alla musica di Giorgio Murtas riesce a leggere tra le righe le poesie tradotte in note sul pentagramma, cogliendo in tal modo il senso di questa grande manifestazione, il jazz come insieme di note ma anche come testo leggibile, l’artista ci spiega così l’idea sviluppata questo anno “Per dare un senso dei contenuti alle nostre composizioni, che non fossero solo musicali, abbiamo utilizzato dei testi e trasformati in note; ciò per dare una logica contenutistica e concettuale.”
Possiamo come l’artista stesso ci suggerisce, intitolare questa serata “Forma e poesia nel jazz – Capitolo III”, l’evoluzione, quasi naturale di un progetto che si è sviluppato in tre fasi, la prima che ha inaugurato nel 2007 con una partitura scritta per la sua chitarra e la Big band della Scuola Civica di Musica di Cagliari, poi proseguito due anni dopo con Daniele Scannapieco al sax tenore, Nicola Muresu al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria con dei brani caratterizzati dall’originalità dei pezzi, poiché scritti unicamente per la rassegna. “Ho aggiunto un elemento in più cioè dei contenuti concettuali all’interno dei pezzi”, con queste parole il chitarrista cagliaritano ci anticipa quello che poi sarà un grande spettacolo.
Ad accompagnare Giorgio Murtas nelle pagine del suo “Forma e poesia nel jazz – Capitolo III”, troviamo sul palco Nicola Muresu al contrabbasso l'altosassofonista Sandro Satta e, ad impreziosire il quartetto, un'autentica icona della musica afroamericana, Famoudou Don Moye, “Abbiamo voluto sottolinerare con questa edizione un omaggio ad un maestro”, così Giorgio Murtas con grande umiltà descrive il suo collega ed amico.
Un musicista di fama mondiale ma soprattutto un grande uomo “da cui poter attingere contenuti musicali ed umani perché Don Moye è una persona straordinaria”, il “maestro” suonò nel vecchio teatro massimo con l’ Art Ensemble of Chicago e qui torna a suonare a distanza di anni, in un teatro che ha una veste completamente diversa come l’esperienza che ebbe anni fà.
Barbara Manca, Cagliari
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