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Barbara Cadoni - Cagliari

Barbara Cadoni - Cagliari

Collaboro per Viva La Radio! Network da Cagliari, la nostra piccola mela. Costantemente alla ricerca di "nuova linfa culturale", sono tre le grandi passioni che mi movono: la musica, il teatro e il cinema. Uno sguardo che parla senza bisogno di parole, in un mondo a cui piace guardare ed essere guardato.

Dicono di lei: tenace, paziente, apparentemente diplomatica, notoriamente testarda

Il mio motto: libertà è partecipazione!


Non poteva mancare certo la Sardegna tra le tappe del tour di Ivano Fossati. Così il cantautore genovese arriva al Teatro Lirico di Cagliari per presentare Decadancing, il suo ultimo lavoro.

Un concerto a rischio di cancellazione per un improvviso problema di salute, ma che infine si è tenuto e con ottimo risultato.

La platea che accoglie Fossati non è giovanissima ma neppure troppo avanti con gli anni, quasi a tracciare una immaginaria linea di collegamento tra le generazioni, rappresentata appunto dalla sua musica. Grande riscontro di pubblico, dunque, per quello che può essere considerato una delle pietre miliari della panorama musicale italiano.

Giudizio di valore non scontato ma reale questo, soprattutto se si guarda all'aspetto dell'esecuzione in senso stretto. Sul palco una batteria, due chitarre, un violoncello, una fisarmonica, due pianoforti e in alcune occasioni un flauto traverso, una mandola e un theremin, per gli arrangiamento di Pietro Cantarelli. Una deriva decisamente rock, che si accompagna alla tecnica di alto livello dei musicisti, con buona pace di chi spesso taccia gli artisti nostrani di essere dei meri esecutori.

Non è sicuramente il caso di Fossati. Ma a quanto pare non basta questo per farlo continuare in questo percorso sul quale di trova, si può dire, da tutta la vita. Come già anticipato in precedenza, ha confermato anche in questa occasione che si tratta del suo ultimo tour. Ma per tutti i suoi fans ha tenuto a precisare: “Tutto vero, ma se volete un consiglio, almeno nelle prossime due ore non pensateci così come non ci sto pensando io”. Loro sul palco si sono sicuramente molto divertiti nelle due ore di concerto e per tutti i presenti questa performance varrà come un orgoglioso: “Io c'ero”.

 

Barbara Cadoni, Cagliari

 

Il primo luglio per la prima volta in assoluto, il pubblico cagliaritano ha potuto vedere Gloria Gaynor, la regina del soul e della discomusic, in concerto all'Anfiteatro romano di Cagliari. Si tratta di uno dei maggiori eventi dell'estate musicale del capoluogo, gestito ed organizzato dall'associazione culturale Karmalounge. 

Gloria Gaynor continua a dare grande prova di se e in quasi due ore di concerto è riuscita a coinvolgere il pubblico dell'anfiteatro che ha risposto alla sua esibizione con grande calore e affetto cantando molti brani intramontabili,"I'm what i'm", "I love you babe" sino al pezzo che la ha portata al successo "I will survive" , rispondendo così alla perfezione alle aspettative dei suoi fans. Ma il concerto è stato anche un modo per ripercorre la sua storia musicale, iniziata in una band di musica jazz, quando di discomusic ancora non se ne parlava.

Notevole l'energia che nonostante l'età la Gaynor riesce a mettere nella sua esibizione, emozionante sia nei pezzi cantanti in singolo che in quelli eseguiti in duetto con la voce maschile dei tre coristi che l'hanno accompagnata nella performance. La band con lei sul palco è invece tutta italiana. Forse la ricetta segreta del successo che riesce ancora ad avere è data proprio dalla grinta e dalla voglia di cantare per il suo pubblico. Si tratta in ogni caso di un personaggio di grande disponibilità e classe, come ha dimostrato ai nostri microfoni, ripercorrendo con noi le tappe più importanti del suo percorso artistico.

Da segnalare i Sunflower Quartet, giovane quartetto jazz cagliaritano che ha aperto il concerto di Gloria Gaynor. Si tratta di una band che sta ottenendo critiche molto positive negli ambienti specializzati e sta partecipando alle più importanti manifestazioni del genere. Nel loro concerto hanno presentato brani tratti dal loro album "Frattale", che raccoglie pezzi scritti e cantati in lingua portoghese, italiana e inglese, mettendo insieme un mix sonorità appartenenti sia alla cultura mediterranea che all'America latina.

Barbara Cadoni. Cagliari

A pochi mesi dall'uscita del suo nuovo album, Gegè Telesforo lo porta all'attenzione del pubblico cagliaritano grazie al lavoro e all'organizzazione dell'associazione La via del Collegio, che lo ha potuto ascoltare all'Fbi di Quartu S.Elena.
"So cool" è frutto di un lavoro di grande intesa, nato quasi per divertimento tra grandi talenti musicali che si incontrano in un clima di grande sintonia e uniscono le loro doti in un mix unico e inconfondibile. Oltre a Telesforo alla voce e alle percussioni, suonano con lui: Max Ionata ai sassofoni, Alfonso Deidda al pianoforte e flauto, Dario Deidda al contrabbasso e Amedeo Ariano alla batteria. Tutti nomi di prim'ordine nel panorama del jazz internazionale.

Il tour italiano è solo la prima tappa che vedrà poi questo lavoro andare in giro per il mondo.
Parlando con Gegè ai nostri microfoni ciò che è emerso con forza è il grande amore a la grande passione per il suo lavoro. Non sembra che l'avere rinunciato alla carriera televisiva gli sia costato molto, ma sembra piuttosto chiaro, come facendo musica sia riuscito a trovare la sua vera dimensione. Il periodo americano e l'incontro con Ben Sidran, rappresentano il punto di svolta nel suo percorso musicale, portandolo ad avere grandi successi e riconoscimenti negli States.

E' però evidente che ci si trova davanti ad un musicista che ha abbinato, nel corso della sua carriera, il talento personale allo studio, anche a costo di grandi sacrifici, che non tutti oggi sembrano disposti a compiere in nome del "tutto e subito". E riguardo a questo si mostra critico nei confronti delle multinazionali e delle loro priorità di produzione. In effetti quello che dice dovrebbe far riflettere, soprattutto riguardo alla diffusione di prodotti sempre più standardizzati, creati ad uso e consumo di target ben studiati e delimitati. In un panorama di questo genere sembra quasi un vanto produrre un disco con un'etichetta indipendente, perché in fondo è vero che la musica deve essere qualcosa di assolutamente naturale, figlia del talento, della passione e dello studio, senza forzature.

Il pubblico, molto vario soprattutto per età, sembra avere gradito molto questo suo ultimo lavoro, in un concerto che è stato veramente un momento di grande musica. La performance di Gegè ci ha inoltre dimostrato che lo scat è una tecnica che richiede veramente una grande preparazione. Ad ascoltarlo con attenzione sembra davvero che il cantante dialoghi con gli altri strumenti musicali, capace di portare cuore e mente altrove.

Barbara Cadoni - Cagliari

Il Teatro degli orrori finalmente in Sardegna, grazie al lavoro e all'organizzazione di Kuntra, associazione che si impegna a portare in giro per l'isola il meglio della musica indipendente italiana e non solo. E il Teatro degli orrori, senza esagerazioni, può essere definito come una delle migliori espressioni musicali presenti in Italia in questo momento, sia dal punto di vista strettamente musicale, sicuramente innovativo, che da quello estrememente indicativo dei contenuti.

Band nostrana e composita racconta la sua storia musicale con due dischi all'attivo, è del 2007 "Dell'impero delle tenebre", mentre il secondo, "A sangue freddo" è uscito l'anno scorso. Grande successo di pubblico e di critica per loro che propongono un rock nudo e crudo, vicino alle tematiche sociali più impegnative, come dimostra il pezzo che dà il titolo al disco, dedicato all'artista nigeriano Ken Saro Wiwa.

Dai loro lavori emerge anche un pessimismo non fine a se stesso, ma volto a trasmettere un messaggio che possa parlare alle coscienze e spingerle a prendere atto di quella che è la nostra realtà attuale. Come hanno detto ai nostri microfoni non vogliono essere delle fatue rock star ma proporre qualcosa di nuovo, nel contenuto e nella forma molto vicina al teatro, nella convinzione che ogni concerto rock abbia comunque in se qualcosa di teatrale oltre che ovviamente di spettacolare.

Barbara Cadoni, Cagliari

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